tu parlavi una lingua meravigliosa

(In Memoriam Roberto Roversi, 1923-2012)

Dicono che canzone e poesia sono due cose diverse, e forse hanno ragione. Lui però, almeno, ci ha provato. Con esiti altissimi.
Poi è sparito dalla vista pubblica, si è stampato i libri da solo, fuori dalla grande distribuzione (questo, per esempio). Non è mai sceso a compromessi. Come dice anche Antonio, forse era l’ultimo uomo di un’altra epoca, non so se migliore o peggiore.
Adesso, non so che cosa augurar-gli/mi: che entri nel mainstream, magari in un volume dello Specchio o dei Meridiani, rischiando di finire sepolto nel cicaleccio, oppure che rimanga lì, nel silenzio, come una voce sempre a disposizione di chi vuole ascoltarla.

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