all’inferno, può darsi

Una volta chiesero a Thelonious Monk dove stesse andando il jazz. E lui, che matto era matto, ma scemo no, rispose: “Non lo so. Può darsi che vada dritto all’inferno. Non si può fare andare qualcosa da qualche parte. Semplicemente accade”.
Ripensavo alle parole di Monk, guardando quattro antologie di poesia italiana contemporanea, che stanno da un po’ sulla mia scrivania.
Le antologie mi attraggono e mi repellono, allo stesso tempo. Mi attraggono perché cercano di far ordine nel caos, tanto più in un caos turbolento, pulviscolare, browniano, com’è quello della poesia recente e recentissima. Mi repellono per lo stesso motivo: perché sono costrette, inevitabilmente, a tagliare con l’accetta, a cercare per forza un ordine dove l’ordine non c’è, né può esserci.
La generazione entrante raccoglie, ad opera di Matteo Fantuzzi, quindici poeti, introdotti da altrettanti prefatori. Il criterio è esplicitato nel sottotitolo: “Poeti nati negli anni Ottanta”. Nella postfazione, l’editore Giuliano Ladolfi azzarda un’identità collettiva: questa generazione non ha più padri, è venuta meno la spinta collettiva, non esistono più poesie generazionali, ogni opera vive per sé. I poeti sono Dina Basso, Marco Bini, Carlo Carabba, Giuseppe Caracchia, Tommaso Di Dio, Francesco Iannone, Domenico Ingenito, Franca Mancinelli, Lorenzo Mari, Davide Nota, Anna Ruotolo, Giulia Rusconi, Sarah Tardino, Francesco Terzago e Matteo Zattoni, ognuno rappresentato con una breve scelta di testi recenziori.
Poeti degli anni Zero. Gli esordienti del primo decennio, a cura di Vincenzo Ostuni, sceglie, invece del criterio generazionale, quello dell’esordio editoriale. I tredici poeti scelti sono nati fra il 1964 e il 1978, ma hanno pubblicato la loro opera prima fra il 2000 e il 2010 : si tratta di Gian Maria Annovi, Elisa Biagini, Gherardo Bortolotti, Maria Grazia Calandrone, Giovanna Frene, Marco Giovenale, Andrea Inglese, Giulio Marzaioli, Laura Pugno, Lidia Riviello, Massimo Sannelli, Sara Ventroni, Michele Zaffarano. Il curatore definisce questi poeti una “famiglia allargata”, cercando di delinearne i tratti comuni: il “lirismo astratto, asoggettivo o collettivo, lontano da ogni tirannide epistemica ed espressiva dell’autore reale, […] l’aprirsi alle infuenze internazionali molto più che la generazione precedente; la fiducia profonda nel loro mezzo, attraverso cui sanno di poter esprimere in maniera complessa e convincente i conflitti fondamentali dei nostri tempi”.

Il Decimo quaderno italiano, curato da di Franco Buffoni, rinuncia a criteri cronologici precisi, limitandosi a parlare di “giovani autori”, e ne limita il numero a sette: Corrado Benigni, Andrea Breda Minello, Francesca Matteoni, Luigi Nacci, Gilda Policastro, Laura Pugno, Italo Testa. Di ognuno, presenta una breve silloge completa.

Infine, i dodici Nuovi poeti italiani, scelti da Giovanna Rosadini, sono tutte donne: Alida Airaghi, Daniela Attanasio, Antonella Bukovaz, Maria Grazia Calandrone, Chandra Livia Candiani, Gabriela Fantato, Giovanna Frene, Isabella Leardini, Laura Liberale, Franca Mancinelli, Laura Pugno, Rossella Tempesta. “Voci emergenti di grande interesse e di sicuro valore”, le definisce la fascetta sul retro di copertina; anche se “emergenti” è un termine relativo, perché le date di nascita spaziano dal 1947 di Daniela Attanasio al 1981 di Franca Mancinelli.

Quasi tutti i nomi presenti sulle quattro antologie, tranne due o tre, sono diversi, e questo già la dice lunga: sulla ricchezza della poesia italiana contemporanea, ma anche sulla sua eterogeneità.
Da un po’ di tempo, le sfoglio e le risfoglio: qualche volta leggo qualche sezione da capo a fondo, altre volte apro a caso e mi concentro su quel che mi capita sott’occhio. Alcune cose mi piacciono, altre no; alcune mi lasciano indifferente, di altre fatico a cogliere il senso e la necessità; alcune sono davvero belle.
C’è anche da dire che io, personalmente, dopo un paio d’anni in cui ho scritto con una certa frequenza e intensità, mi sto prendendo una pausa dalla poesia. Pausa gradita e benvenuta, sia ben chiaro.
Però, davanti a queste poesie, non posso fare a meno di pormi la stessa domanda di Monk: ma perché la poesia deve andare per forza da qualche parte? Veramente la teleologia le aggiungerebbe qualcosa?
E non posso che rispondere con un grande, convintissimo: “Mah…”.

* * *

(a cura di) Matteo Fantuzzi, La generazione entrante. Poeti nati negli Anni Ottanta, Giuliano Ladolfi Editore 2012 (170 pp., € 12)

(a cura di) Vincenzo Ostuni, Poeti degli anni Zero. Gli esordienti del primo decennio, Ponte Sisto 2011 (350 pp., € 18)

(a cura di) Franco Buffoni, Poesia contemporanea. Decimo quaderno italiano, Marcos y Marcos 2010 (280 pp., € 18)
 
(a cura di) Giovanna Rosadini, Nuovi poeti italiani 6, Einaudi 2012 (302 pp., € 16)
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