pane e compagni

“Nel mio dialetto”, dice Antonio, “non c’è nessuna differenza fra amico e compagno, sono la stessa cosa. Anzi, il compagno (u cumpagne) è un amico più forte, perché non lo è solo di partito, ma di vita e di avventure. Uno, insomma, che non ti lascia mai solo”.
Anche nel mio, di dialetto, è la stessa cosa.
“Compagno” è una bella parola: è colui con cui si divide il pane
(cum + panis).
* *

Mo ce vulèssene i cumbagne
pe cce ggemendà
pe straccà a chiazza nzìmmere
pe cce spartì u magnà
e i iastéme
“bàbbie” “caccavóne” “ndelenò”
quelle ca te cògghiene pe ddret’i rine
“fra’ tu si fesse e n’de n’addune”
te fanne dderrezzà l’occhie..

Adesso ci vorrebbero i compagni / per prendersi in giro / per oziare insieme / per spartirsi il cibo / e le parolacce / “Babbeo” “tonto” “coglione” / quelle che ti colgono dietro la schiena / “fratè, tu sei fesso e non te ne accorgi” / ti fanno raddrizzare gli occhi.

(anche la foto è di Antonio: dal suo sito)

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