quattro madrigali di Torquato Tasso

tiziano_venere-allo-specchio_washington

Donna, il bel vetro tondo
che ti mostra le perle e gli ostri e gli ori,
in cui tu di te stessa t’innamori,
è l’effigie del mondo,
ché quanto in lui riluce
raggio ed imago è sol de la tua luce.
Or chi de l’universo
può i pregi annoverar sí vari e tanti,
quegli, audace, si vanti
di stringer le tue lodi in prosa e ’n verso

* * *

Ne i vostri dolci baci
de l’api è il dolce mele
e v’è l’ago de l’api aspro crudele:
dunque addolcito e punto
da voi parto in un punto.

* * *

Un’ape esser vorrei,
donna bella e crudele,
che sussurrando in voi suggesse il mèle;
e, non potendo il cor, potesse almeno
pungervi il bianco seno,
e ‘n sì dolce ferita
vendicata lasciar la propria vita.

* * *

Qual rugiada e qual pianto,
quai lacrime eran quelle
che sparger vidi dal notturno manto
e dal candido volto delle stelle?
E perchè seminò la bianca luna
di cristalline stelle un puro nembo
a l’erba fresca in grembo?
Perchè nell’aria bruna
s’udian quasi dolendo, intorno intorno
gir l’aure insino al giorno?
Fur segni forse de la tua partita,
vita de la mia vita?

nell’immagine: Tiziano, Venere allo specchio

(clicca qui per la colonna sonora)

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