tutto è stato già detto

Que c’est triste Venise  
Au temps des amours mortes
Venezia è l’ideale
per essere infelici: specialmente
se il giorno è nel pieno della sua oltranza
e i passi seguono i passi che seguono
la traccia di un odore.
In nessun altro luogo la bellezza
è talmente impudica
sulla sua carne erosa
vanno a impattare i pensieri astratti.
Ad esempio: che la forma più alta
di amore è la rinuncia
lo penso proprio davanti al rollio
di due gondole in plastica
(una otto euro – due tredici)
in Campo San Moisè
alle sedici e trenta del ventotto
di marzo del quattordici
con un forte dolore tra le vertebre.
Un cameriere si affaccia a scrollare
lo straccio della polvere
e solo per un attimo i suoi occhi
colgono la mia sagoma.
Io continuo a pensare
a cose che resteranno pensieri
e la luce dall’alto del rosone
inquadra le Tavole della Legge.
I turisti hanno un’aria insoddisfatta
ascoltano cantare ‘O sole mio.
Tutto è stato già detto
tante altre volte – e meglio di così.

nell’immagine: l’altare maggiore della chiesa di San Moisé, a Venezia,
di Enrico Merenga (sculture) e Giacomo Casa (tela), 1851
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