il niente da dove è venuto (su “Vicini” di Walter Cremonte)

Qualche giorno fa, ho presentato a Perugia “Approssimazioni”. Dopo la presentazione, mi si è avvicinato un signore alto alto, un po’ curvo, mi ha salutato a bassa voce, sorridendo, mi ha porto un libretto ed è scappato via. L’avevo già notato tra il pubblico, mi era parso di riconoscerlo, ma la mia solita prosopagnosia mi aveva gettato nel dubbio, e nel timore di fare una gaffe non l’avevo salutato.
E invece era lui: Walter Cremonte. Ossia, per chi non lo conoscesse, uno dei poeti più veri in cui mi sia mai capitato di imbattermi. Uno di quelli che non fanno i poeti, ma lo sono, in ogni più intima fibra. Un paio d’anni fa lo invitai a scuola e i ragazzi – adolescenti di quindici anni, per i quali la poesia è in genere lontana come la nube di Oort – stettero un’ora in silenzio, a sentirlo parlare di un suo splendido libro, “Respingimenti“.
E se il suo nome non si trova – come invece meriterebbe – su tutte le antologie di poesia italiana contemporanea, è solo perché Walter è una persona che preferisce nascondersi, piuttosto che esibirsi. (Che poi, probabilmente, è il motivo per cui mi sta così simpatico).
(Walter, per inciso, è stato uno dei pochi a capire di che cosa parla veramente “Approssimazioni”).
Il libretto che Walter mi ha regalato è la sua ultima plaquette, intitolata “Vicini”. Un librettino sottile, leggero: comprende appena dieci poesie, 94 versi in tutto. Ed è una delle cose più belle che io abbia letto ultimamente. Poesia, e basta, senza sovrastrutture intellettualistiche, senza arzigogoli formali, senza onanismi egotistici. C’è solo ciò che serve, nient’altro, non una sillaba di troppo.
E c’è un senso profondo di religiosità, che va oltre le confessioni e le teologie. C’è quella religione più profonda, più onesta, che consiste nel porsi di fronte al mondo, nudi di tutto, francescanamente.
Il libro è edito da Lietocolle e costa sette euri e cinquanta.

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L’uccellino

Quando l’uccellino appare
al davanzale, in cerca delle briciole
che gli abbiamo lasciato
io penso a Charlie Parker
che ha il suo stesso nome
e sento la sua musica volare
(o almeno mi pare)
appena prima che tutto ricada
nel niente da dove è venuto.

* * *

Castagni

Dove vanno i giovani castagni
con la baldanza della loro
giovinezza…

Non hanno da rispondere a nessuno
diventeranno splendidi castagni
e poi legna da ardere.

Nel frattempo quelle belle castagne
se le saranno mangiate i cinghiali
o gli umani. Con tutto il loro comodo.
(Perché non mi sta bene?)

* * *

Faggi

Buchenwald, bosco di faggi…
Elisabetta Abbondanza

Ma i faggi, che colpa ne hanno?
Guardali: semplici, miti
tutti pronti per il taglio del bosco,
marchiati con un segno rosso
quelli che dovranno cadere

Io lì che mi ripeto
parlare d’alberi non è un delitto

Walter Cremonte

 

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