opus inchoatum

“I hear that you’re building
Your little house deep in the desert…”
(Leonard Cohen)

Sono convinto che in fondo tutto
possa significare tutto
anche il silenzio della mattina
di Santo Stefano – mentre da un lato
della scrivania traduco Robert Lowell
e dall’altro prendo appunti
per lettere alle quali ti ho chiesto
di non rispondere.
Non ho niente di nuovo da raccontarti
come sempre del resto
e il lavoro come sempre non ha fine
né frutto. Tanto vale estirpare le mani
dal calco tiepido dei seni
e affrontare a schiena nuda la sesta
giornata d’inverno. Ho sentito il meteo
c’è neve in arrivo dalle mie parti
non so dalle tue. Questa
è la poesia numero novantasei
quest’anno – e molte le hai già lette.
Anche quello è un lavoro senza fine
ma il rammendo alla fine comporrà
un disegno coerente – almeno spero.
Ho sbirciato fuori comunque
il mondo è immobile
e privo di colori. È un buon segno
o perlomeno io lo leggo così
perché posso sincronizzare
il respiro sul ritmo più vicino
possibile alla quiete. Non c’è molto
da dire ma bisogna dirlo.

26 dicembre 2014, ore 8:30

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