il giorno in cui morì Lady

Sono le 12:20 a New York un venerdì
tre giorni dopo il giorno della Bastiglia, sì
è il 1959 e io mi faccio lucidare le scarpe
perché scenderò da quello delle 4:19 a Easthampton
alle 7:15 e poi andrò dritto a cena
e non conosco la gente che mi darà da mangiare.

Risalgo la strada afosa mentre comincia a picchiare il sole
e mi faccio un hamburger e un malto e compro
un orrendo NEW WORLD WRITING per vedere che cosa fanno
in questi giorni i poeti del Ghana
proseguo per la banca
e Miss Stillwagon (fa di nome Linda ho sentito una volta)
nemmeno guarda il mio saldo per una volta nella vita
e al GOLDEN GRIFFIN prendo un piccolo Verlaine
per Patsy con i disegni di Bonnard anche se
penso a Esiodo, trad. Richmond Lattimore o
alla nuova commedia di Brendan Behan o Le Balcon o Les Nègres
di Genet, ma non lo faccio, resto su Verlaine
dopo che la perplessità mi ha fatto praticamente addormentare

e per Mike faccio solo un salto al Negozio di Liquori
su PARK LANE e chiedo una bottiglia di Strega e
poi torno da dove sono venuto per la Sesta Avenue
e al tabaccaio allo Ziegfield Theatre e
senza pensarci chiedo una stecca di Gauloise e una stecca
di Picayunes, e un NEW YORK POST con sopra la sua faccia

e adesso sudo parecchio e penso
a me appoggiato alla porta del bagno al 5 SPOT
mentre lei sussurrava una canzone a Mal Waldron
alla tastiera e tutti e io smettevamo di respirare

Frank O’Hara (1926-1966) (da Lunch Poems, 1964 – traduzione mia)

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