finalista

Mio testo, finalista al Premio Carducci in Carnia.
(Che consiglio, per la qualità dei giurati, dei partecipanti e –
last but not least – dell’ospitalità. Giuro, in tre giorni sarò ingrassato di 5 o 6 chili…)

MBENZIRE

Certi vóte me n’addóne
ccusì de botte
ca tu nge sta.
Iè ccume quann’ive criature
ca te sunnève u papònne
e ce rapèvene l’occhie
e a vocca avvunite
pe caccià nu lùcchele.

(E mo cum’iè ca sta vacande a segge
mommò stèveme parlanne
ched’è sta scurie
stu priatòrie. )

Qua ndo vatte mmacande
a lenga ce sende
ca quache ccosa ce scocchie
si tu sta scruiète
stu ducióre.

CON IL PENSIERO // Certe volte me ne accorgo / così di colpo / che tu non ci sei. / È come quando eri bambina / che ti sognavi l’ uomo nero / e si aprivano gli occhi / e la bocca insieme / per gridare. // (E adesso come mai è vuota la sedia / proprio adesso stavamo parlando / che cos’è questo buio / questa tristezza? ) // Qui dove batte a vuoto / la lingua si sente / che qualcosa si disgiunge / sei tu questa staffilata / questa dolcezza.

(Se a qualcuno interessa, qui ci sono i testi vincitori e qui i giudizi della giuria su tutti i testi finalisti, compreso il mio.)

“Mbenzire/Col pensiero”
di Sergio Pasquandrea

Nel dialetto di San Severo di Foggia la descrizione di una scoperta che nell’evolversi del testo sa maturare da vuoto a dolcezza. Con grande efficacia.

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