non ti pago

Premessa: ho partecipato a un noto premio di poesia (i cui esiti non sono ancora noti), intitolato alla memoria di uno fra i maggiori poeti italiani del Novecento.
Un paio di giorni fa, mi arriva una mail, in cui mi si dice che la Fondazione organizzatrice del premio è interessata a inserire i miei testi nell’Enciclopedia di poesia contemporanea, pubblicazione “riservata alla selezione, a numero chiuso ed in forma limitata, delle migliori opere in concorso”.
Ah beh, penso, carini.

Apro il contratto editoriale.
Dal quale apprendo che il novero selezionatissimo degli autori consta di 150 (centocinquanta) poeti: insomma, mica tanto selezionati.
Ma il bello arriva dopo.
L’articolo 2 recita: “Le pubblicazioni verranno realizzate gratuitamente e senza alcun onere a carico dell’Aderente [cioè mio]“, ma subito dopo l’articolo 3 specifica: “Con la sottoscrizione del presente atto l’Aderente si impegna a devolvere al Proponente una somma quale sua libera [libera? se mi impegno, non è  libera] donazione. Le somme versate a beneficio del Proponente non sono, pertanto, assimilabili alla fattispecie di controprestazione o pagamento di un prezzo, in quanto trattasi di libera disposizione dell’Aderente. Dette donazioni – devolute in base allo schema riportato – daranno, comunque, diritto al seguente trattamento…” e giù dettagliatissima tabella con tariffe e numero di copie, che vanno dai 200 euri e rotti per ricevere n. 8 (otto) copie, su su fino 500 euri per ricerverne una quarantina (che me ne farò mai di 40 copie di un librone da 900 pagine?).
Tradotto in soldoni: non sei obbligato a pagare, però se non paghi non ti pubblichiamo.

In cambio del salasso, potrò “avvalermi, in ogni ambito pubblico, del titolo di scrittore dell’Enciclopedia di Poesia Contemporanea“.
La domanda sorge spontanea: mi staranno prendendo per il culo?

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3 thoughts on “non ti pago

  1. La domanda che ti sorge spontanea ha una risposta altrettanto spontanea…purtroppo sono migliaia le formule per accaparrarsi soldi senza incorrere in truffe
    Ci si attacca tramite i bisogni o le passioni…ma non c’è più nemmeno da meravigliarsi… schifarsi però sì, è ancora lecito 🙂

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