undici piccole poesie di Paulo Leminski

“Quarenta clics en Curitiba” (1976) è il primo libro pubblicato da Paulo Leminski, il poeta del quale (come ricorderanno i più attenti fra i miei ventiquattro lettori) vi ho parlato non molto tempo fa.
Sono poesie molto brevi, frammenti ora lirici ora ironici. E spesso intraducibili, basati come sono su giochi fonetici e metrici, svaniti i quali svanisce tutta la poesia.Io ho tradotto alcuni di quelli che mi sono piaciuti di più, e che sono riuscito a tradurre.

(Il titolo: alle quaranta poesie furono abbinate, nell’edizione originale, altrettante fotografie; Curitiba è il paese natale di Leminski).

* * *

Chiudiamo il corpo
come chi chiude un libro
perché lo sa già a memoria.

Chiudendo il corpo
come chi chiude un libro
in lingua sconosciuta
e disconoscendo il corpo
disconosciamo tutto.

* * *

La gente che tiene
gli uccelli in gabbia
dimostra tenerezza.
Gli uccelli sono in salvo
da qualunque salvezza.

* * *

Ho esitato per ore
prima di uccidere la bestia.
In fin dei conti,
era una bestia come me,
con diritti,
con doveri.
E, soprattutto,
incapace di uccidere una bestia,
come me.

* * *

i denti affilati della vita
preferiscono la carne
della più tenera infanzia
quando
i morsi fanno più male
e lasciano cicatrici indelebili
quando
il sapore della carne
non è stato ancora guastato
dalla salamoia del giorno per giorno

è quando
ancora si piange
è quando
ancora si rivolta
è quando
ancora

* * *

Non piove più
La gente bagna i passi
Le strade pesanti

* * *

Dopo oggi
la vita non sarà più la stessa
a meno che io non insista a ingannarmi
del resto
dopo di ieri
è stata la stessa cosa
l’altroieri
prima
domani

* * *

chi è vivo
appare sempre
nel momento sbagliato
per dire presente
dove nessuno l’ha chiamato

* * *

Com’è che la notte diventa giorno?
Il giorno diventa notte?
Solo arrivando.
Tutto ciò che sappiamo.

* * *

il tempo
tra il soffio
e lo spegnersi della candela

* * *

Il tempo diventa
ogni volta
più lento
e io
leggendo
leggendo
leggendo
finirò
per diventare leggenda

* * *

questo giorno
questo perverso giorno
che è venuto dopo ieri

(traduzioni mie)

 

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