Giuseppe Ungaretti: due poesie d’amore e di fiori

Giugno
 
Quando
mi morirà
questa notte
e come un altro
potrò guardarla
e mi addormenterò
al fruscio
delle onde
che finiscono
di avvoltolarsi
alla cinta di gaggie
della mia casa
 
Quando mi risveglierò
nel tuo corpo
che si modula
come la voce dell’usignolo
 
Si estenua
come il colore
rilucente
del grano maturo
 
Nella trasparenza
dell’acqua
l’oro velino
della tua pelle
si brinerà di moro
 
Librata
dalle lastre
squillanti
dell’aria sarai
come una
pantera
 
Ai tagli
mobili
dell’ombra
ti sfoglierai
 
Ruggendo
muta in
quella polvere
mi soffocherai
 
Poi
socchiuderai le palpebre
 
Vedremo il nostro amore reclinarsi
come sera
 
Poi vedrò
rasserenato
nell’orizzonte di bitume
 
delle tue iridi morirmi
le pupille
 
Ora
il sereno è chiuso
come
a quest’ora
nel mio paese d’Affrica
i gelsumini
 
Ho perso il sonno
 
Oscillo
al canto d’una strada
come una lucciola
 
Mi morirà
questa notte?
 
(Campolongo, il 5 luglio 1917)
 
* * *
 
Fase
 
Cammina cammina
ho ritrovato
il pozzo d’amore
 
Nell’occhio
di mill’una notte
ho riposato
 
Agli abbandonati giardini
ella approdava
come una colomba
 
Fra l’aria
del meriggio
ch’era uno svenimento
le ho colto
arance e gelsumini
 
(Mariano, il 25 giugno 1916)
 
 
 
(da “Il porto sepolto”, ne “L’allegria”)
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