locusta migratoria

La locusta in fondo aveva le sue ragioni.
In questo marzo gelido, la cappa del camino era un rifugio ideale, e immagino che in quel buio polveroso avrà compiuto in santa pace le sue mute. Non poteva sapere – né potevamo saperlo noi – che proprio oggi, dopo tanto, avremmo deciso di accendere il fuoco, e che lei avvolta dal fumo, presa dal panico sarebbe precipitata a picco, avrebbe aderito ai pantaloni, e una volta scacciata di lì, dopo numerosi impatti ciechi contro le pareti, un preciso colpo di scopa l’avrebbe spedita dritta contro la ringhiera del balcone, da dove, con un frullare secco e legnoso, avrebbe infine preso il volo nell’aria bianca, senza più inquietarci con il suo lungo impassibile muso di cavallo e con i complicati, multipli, indecifrabili movimenti delle lunghe zampe puntute, tutto quello spreco di articolazioni chissà poi per cosa.

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