una poesia di Seamus Heaney

Nord

Ritornai a una lunga spiaggia
la curva battuta di una baia,
e non trovai che il potere
secolare dell’Atlantico tonante.

Affrontai gli inviti
prosastici dell’Islanda,
le patetiche colonie
della Groenlandia, e d’un tratto

quei favolosi razziatori
di Orkney e di Dublino
misurati dalla ruggine
sulle loro lunghe spade,

quelli nel solido
ventre di navi in pietra,
quelli spezzati e luccicanti
nella ghiaia di torrenti disgelati

erano voci assordate dall’oceano
che mi ammonivano, di nuovo
levate in violenza e epifania.
La lingua natante del drakkar

galleggiava in coscienza tardiva:
diceva il martello di Thor scagliato
per geografia e commercio,
ottusi accoppiamenti e vendette,

gli odi e i dietro-le-spalle
dell’althing, bugie e donne,
spossamenti chiamati pace,
memoria incubante nel sangue versato.

Diceva: “Stenditi
nel cumulo di parole, scava
le spire e i bagliori
del tuo cervello corrucciato.

Componi nel buio.
Aspetta l’aurora boreale
nel lungo assalto
ma niente cascate di luce.

Mantieni gli occhi sgombri
come la bolla del ghiacciolo,
confida in quel nòcciolo prezioso
che le tue mani hanno conosciuto”.

(da “North”, 1975 – traduzione mia)

 

Nota

In “North”, Heaney evoca le memorie mitiche dei Vichinghi che nel Medioevo razziavano le coste della sua natìa Irlanda. Nell’originale, la poesia è tutta tramata di parole d’origine germanica (ovviamente intraducibili in italiano) e contiene numerose allusioni alla cultura nordica.
Islanda e Groenlandia sono ovviamente colonie vichinghe.
Le “navi in pietra” (v. 14) sono le sepolture dei popoli scandinavi, le cui ossa Heaney immagina di vedere “spezzate e luccicanti” nel greto di un fiume.
Il
drakkar (nell’originale, longship) è la tipica nave vichinga, mentre l’althing era l’assemblea dei popoli nordici.

Nell’evocazione di quel mondo barbarico e violento, la critica ha letto anche un’allusione alla guerra civile che in quegli anni insanguinava l’Irlanda del Nord.

“Cumulo di parole” (word-hoard, v. 30) era una locuzione usata nella poesia scaldica per indicare il linguaggio.

Gli ultimi due versi (“trust the feel of what nubbed treasure / your hands have known”) sono quasi intraducibili: alla lettera, “fidati della sensazione di qualunque protuberante (nubbed) tesoro / le tue mani abbiano conosciuto” (ma nub significa anche “nocciolo, parte centrale”). Ho cercato di rendere almeno l’idea generale.

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