pantere e giaguari

La pantera
Nel Jardin des Plantes, Parigi

Il suo sguardo, scorrendo sulle sbarre,
è così stanco, che nulla lo ferma:
come se intorno avesse mille sbarre
e dietro mille sbarre, nessun mondo.

Morbido il passo, flessuoso e forte,
gira in cerchi più stretti, ancor più stretti,
come una forza danza intorno a un centro,
dove un’enorme volontà è in letargo.

Ogni tanto, in silenzio, si alza il velo
dalle pupille: e penetra un’immagine,
per la quiete tesa delle membra
va a posarsi nel cuore.

Rainer Maria Rilke

***

Il giaguaro

Le scimmie sbadigliano e si adorano le pulci al sole.
I pappagalli strillano come fossero in fiamme, o passeggiano
come sgualdrine da due soldi per ottenere una nocciolina.
Stremati dall’indolenza, il leone e la tigre

giacciono immobili al sole. Le spire del boa constrictor
sono fossili. Gabbia dopo gabbia pare vuoto, oppure
la paglia respira con il puzzo dei dormienti.
Sembra il dipinto sul muro di un asilo.

Ma chi, come gli altri, corre oltre, arriva a una gabbia
dove la folla sosta, osserva, ipnotizzata, come un bambino
in sogno, un giaguaro infuriato seguire in corsa
i suoi occhi che perforano il buio della prigione

brevi feroci spolette. Non per noia –
gli occhi contenti di essere ciechi in fiamme,
sordo l’orecchio per lo scoppio del sangue nel cervello –
si avvolge tra le sbarre, ma non c’è gabbia per lui

come non lo è la cella per il visionario:
il suo passo è giungle di libertà:
il mondo rotola alla lunga spinta del suo tallone.
Oltre il soffitto della gabbia viene l’orizzonte.

Ted Hughes

(traduzioni mie)

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3 thoughts on “pantere e giaguari

  1. Credo che i poeti, in quest’epoca, godano di scarsissima considerazione, a danno dell’intera esistenza. Mai presenti nei canali generalisti della televisione (e sarà che la guardo poco) si devono accontentare delle poche volte che appaiono in quelli che si occupano di cultura. Da molti anni non un premio Nobel a un poeta (a parte l’eccezione al poeta svedese che non so scrivere, ma quello era un caso particolare). I premi non sono nulla ma sono un sintomo. Questo è un mondo di prosa, spesso grossolana. Un mondo “prosastico”. La Poesia solo una scommessa. Speriamo che possa tornare alla luce; che i Poeti possano intessere di nuovo un mondo di luce.

    • c’è stata anche la Szymborska a metà anni ’90, oltretutto tra i pochi poeti contemporanei ad avere un qualche mercato editoriale, e poco prima se non sbaglio anche il grandissimo Dereck Walcott e l’altrettanto grande Seamus Heaney. ma si parla comunque di una ventina d’anni fa.
      sì, i poeti vivono in clandestinità, ma all’estero ho l’impressione che la situazione sia diversa dalla nostra. ricordo a New York reading poetici affollati (del resto, lì hanno addirittura il Poet Laureate ufficiale) e mi dicono che in Sud America molti poeti sono popolarissimi.

      • e Josif Brodskij nel 1987; tra l’altro Poet Laureate negli Stati Uniti nel 1991. e Brodskij, Walcott e gli altri che citi erano, e sono, Poeti “ascoltati”. perché come dici giustamente tu, in molti paesi esteri la cosa è diversa. comunque, finché ci saranno persone come te che la poesia tentano di diffonderla, forse non siamo perduti. ti auguro il meglio, perché tu un poeta lo sei.

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