“fino alla darsena…”

A Porto Corsini la patria
è più invisibile che mai
e il ponte non è più di legno
ma un lunghissimo arroventato
molo in cemento – i frangiflutti
popolati di cozze lucide.
Gli uomini del trabucco
sono in fila a guardare qualcosa
ma tutto ciò che si vede è un cilindro
di carne gonfia venata di verde e di azzurro
una pinna dorsale floscia
e forse una mascella sbilenca
il resto si è incastrato troppo a fondo
dopo la mareggiata di ieri.
Un delfino può darsi
così suppone il ciclista – se decifro
correttamente il suo dialetto
(racconta di coccodrilli leggendari
avvistati nel delta del Po).
A zaffate arriva l’odore
dolceacido della putrefazione
persino i gabbiani preferiscono
gli scarti gettati via dai pescatori
triglie ombrine giovani
troppo piccole per la padella.
Banchi veloci di pesci si raccolgono
nelle pozze di acqua sporca tra i pontili
dove i granchi traversano con cautela
da un viluppo di alghe all’altro.
Sotto i macigni sporge un’enorme
testa spolpata le orbite vuote
le vertebre come agavi disseccate
cernia o tonno che sia
il becco da triceratopo semiaperto
nella penombra salata.

(Marina di Ravenna, 19 agosto / Perugia, 22 agosto 2016)

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