l’uomo che ha ucciso

L’avessi conosciuto
al bar o all’osteria
avremmo preso una bottiglia
per farci una bevuta!

Ma entrambi in fanteria,
lì, naso contro naso,
io gli ho sparato, e lui ha sparato,
e l’ho ammazzato io.

L’ho steso lì perché…
perché era mio nemico:
sì, certo, è ovvio: mio nemico;
non ci son dubbi: ma

forse lui, come me,
d’impulso era partito:
senza un lavoro, indebitato
senza un altro perché.

Com’è strana la guerra!
Al tizio che ho ammazzato
in qualche bar avrei prestato
i soldi per la birra.

Thomas Hardy (traduzione mia)

* * *

The Man He Killed

‘Had he and I but met
By some old ancient inn,
We should have sat us down to wet
Right many a nipperkin!

‘But ranged as infantry,
And staring face to face,
I shot at him as he at me,
And killed him in his place.

‘I shot him dead because—
Because he was my foe,
Just so: my foe of course he was;
That’s clear enough; although

‘He thought he’d ‘list, perhaps,
Off-hand like—just as I—
Was out of work—had sold his traps—
No other reason why.

‘Yes; quaint and curious war is!
You shoot a fellow down
You’d treat if met where any bar is,
Or help to half-a-crown.’

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6 thoughts on “l’uomo che ha ucciso

  1. Grazie per questa poesia di Hardy, che non conoscevo. La traduzione del titolo mi ha lasciato qualche perplessità. “L’uomo che ha ucciso” non rende adeguatamente il senso di “The man he killed”, perché il soggetto sottinteso dell’italiano genera una forte ambiguità. Allora meglio ricorrere alla prima persona (che non c’è nel titolo inglese ma c’è ne testo), e tradurre “L’uomo che ho ucciso”, almeno è chiaro che l’uomo di cui si parla non ha ucciso ma è stato ucciso (che non è un dettaglio da poco).

      • Se ci fosse una stessa polisemia anche nel titolo originale sarei d’accordo. Rendere confuso un contenuto chiaro e preciso genera effetti nebbia che allontanano dal testo di partenza. Quell’ambiguità non può essere il senso profondo di quella poesia semplicemente perché nella poesia non c’è: c’è solo nella traduzione.

    • oltretutto, se proprio si volesse rendere l’originale in maniera più fedele, si potrebbe optare per “L’uomo ucciso”.
      ma una traduzione fedele non esiste, per definizione (trans-ducere, portare al di là), e non può esistere, per necessità, in poesia: e allora, infedeli per infedeli, meglio esserlo in maniera creativa.

  2. Sono assolutamente d’accordo sul fatto che la traduzione sia comunque altro rispetto al testo di partenza e che sia un atto creativo. Fra l’altro, le poesie tradotte da poeti hanno spesso una loro autonomia estetica, diventano opere quasi indipendenti, a volte bellissime. Ma la traduzione è una pratica che richiede di mettere i propri mezzi espressivi a servizio del lavoro di un altro. Prima della creatività, mi pare essenziale l’ascolto.

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