poeti e zanzare

Mentre in grembo a la madre Amore un giorno
dolcemente dormiva,
una zanzara zufolava intorno
per quella dolce riva;
disse allor, desto a quel sussurro, Amore:
«Da sì picciola forma
com’esce sì gran voce e tal rumore
che sveglia ogun che dorma?»
Con maniere vezzose
lusingandogli il sonno col suo canto
Venere gli rispose:
«E tu picciolo sei,
ma pur gli uomini in terra col tuo pianto
e ‘n ciel desti gli dèi».

* * *

Questa lieve zanzara
quanto ha sorte migliore
de la farfalla che s’infiamma e more!
L’una di chiaro foco,
di gentil sangue è vaga
l’altra che vive di sì bella piaga.
Oh fortunato loco
tra ‘l mento e ‘l casto petto!
Altrove non fu mai maggior diletto.

* * *

Invidia la morte di una zanzara

Tu moristi in quel seno,
piccioletta zanzara,
dov’è si gran fortuna il venir meno.
Quando fin più beato
o ver tomba più cara
fu mai concessa da benigno fato?
Felice te, felice
più che nel rogo oriental Fenice!

(Torquato Tasso, Madrigali)

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