scene di vita quotidiana in casa editrice

C’era un calvo con Calvino:
a Pavese un pavesino
chiese, e disse: “Non c’è male,
dov’è il monte di Montale?

Vi ha rodati già Rodari?
Porta Mari i calamari?
Dov’è nata Natalia?
Pintor è già in tintoria?

Su che prati Pratolini
va a mangiare i brigidini?
Dov’è il foglio di Fenoglio?
Dov’è l’olio di Dall’Oglio?

Piace a Saba la regina?
Pesca Pascoli in piscina?
Levi Strauss i Levi’s leva
che per primo Levi aveva?

Ungaretti ha bei garretti?
E Canetti fa i confetti?
E Quasimodo è ammodo
per compormi un bell’epodo?

Ha un randello Pirandello?
La Bellonci ha un broncio bello?
E se Ariosto arieggia il mosto,
Tasso tassa il tasso arrosto?”

Ma ecco, un dubbio porge Bobbio:
“È Torino qui, o Cernobbio?
Esaudiamo noi gli autori,
o li monda Mondadori?

Se Rizzoli aizza i cani,
quali piani fa Bompiani?
Qual è il sogno di Sonzogno
(solo a dirlo mi vergogno)?

Ci ha bolliti già Bollati?
O Garzanti ingarbugliati?
Giunti ha unti? Oppur la banda
ce la manda tutta Guanda?

Hai sentito che Rusconi
vuol comprarla Berlusconi?
Ha bei gusti de Agostini?
Sono baldi alla Baldini?”

Dice Sciascia: “Ma che angoscia!
La civetta mi si ammoscia!
Siete un cànchero, una noia:
qui ci vuol Toti Scialoja!”

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