nuovo libro in arrivo? forse: dipende da te

Dunque, primo punto: c’è questa cosa che si chiama “crowdfunding”.
In parole povere: chi vuole lanciare un progetto chiede alla gente di aiutarlo finanziandone una certa quota, in cambio ovviamente di un ritorno di qualche tipo.
Finora ne avevo sentito solo parlare, ma sapevo che si sta diffondendo sempre più anche nell’editoria e nella musica, dove purtroppo la crisi è forte e gli editori/produttori non sono più in grado di rischiare alla cieca su un progetto.

Secondo punto: io conosco queste due persone che fanno il mestiere più pazzo del mondo, ossia pubblicano poesia. Si chiamano Antonio Lillo e Alessandro Canzian. Antonio, da Locorotondo, ha fondato le edizioni Pietre Vive; Alessandro, da Pordenone, è il titolare della Samuele Editore.
Poi, Alessandro ha anche lanciato Edita, un’agenzia che offre servizi editoriali di vario tipo, fra i quali anche crowdfunding per libri da pubblicare.

Terzo punto: da qualche tempo, Antonio mi ventilava l’idea di ristampare “Approssimazioni”, il mio primo libro di poesie, che uscì per Pietre Vive nel 2014 e la cui tiratura andò esaurita (il che, per un volume poetico, non è un cattivo risultato). Io, intanto, continuavo a mandargli testi inediti, che nel tempo sono venuti a stratificarsi fino a costituire una nuova raccolta.

A questo punto, è venuto spontaneo far due più due e lanciare l’idea, che si può riassumere così:
– perché, invece di ristampare semplicemente “Approssimazioni”, non facciamo un nuovo libro, arricchendolo con i testi inediti?
– perché non proviamo a finanziarci con un crowdfunding, magari appoggiandoci proprio a Edita?

E infatti, eccoci qui.
Vi spiego in breve come funziona.

– Per partecipare al crowdfunding, bisogna andare sulla pagina dedicata al progetto (ossia questa qui), iscriversi alla piattaforma Ulule e decidere con quale somma si vuol contribuire.
– Si parte da un’offerta minima di 5 euro; per chi partecipa al crowdfunding, il libro sarà disponibile a prezzo scontato (8 euro)
– Chi volesse contribuire per una somma maggiore di 8 euro, può farlo: in tal caso, riceverà ulteriori libri dell’editore, sempre a prezzo scontato.
– Si può pagare con carta di credito, su un link sicuro.
– C’è tempo un mese, quindi fino al 19 ottobre.
– Se alla fine dei 30 giorni non verrà fissata la cifra fissata per il crowdfunding (1000 euro), ai partecipanti non sarà addebitata nessuna spesa.

Quanto al libro:  “Approssimazioni e Convergenze” ripropone “Approssimazioni” (Pietre Vive, 2014), con l’aggiunta di 24 testi inediti, che vengono a comporre un vero e proprio dittico. La sezione inedita, intitolata “Convergenze. Contributo a una storia della bellezza” si ispira a quadri del Rinascimento per riflettere sul tema affascinante e sfuggente della Bellezza.

Il volume originale era arricchito da bellissimi disegni di Michela Neglia. Anche i nuovi testi sono illustrati, ma stavolta le illustrazioni le ho realizzate io, così come la copertina, che è nuova di zecca.

A questo link c’è un piccolo assaggio di testi e disegni.

Questo è quanto. Adesso, sta a voi, mie adorati ventiquattro lettori, mes semblambles, mes frères (et soeurs).

 

P.S.: Se ci sono domande, usate pure il box dei commenti.

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paesaggi (traduzione da Wallace Stevens)

I
Un vecchio siede
sotto l’ombra di un pino
in Cina.
Vede i delfinium,
azzurri e bianchi,
sul bordo dell’acqua,
muoversi al vento.
La sua barba si muove al vento.
I pini si muovono al vento.
Così l’acqua scorre
sulle gramaglie.

II
La notte ha il colore
d’un braccio di donna:
notte, la femmina,
oscura,
fragrante e agile,
si nasconde.
Splende uno stagno,
come un bracciale
scosso nella danza.

III
Misuro me stesso
contro un albero alto.
Trovo che sono molto più alto
perché arrivo fino al sole,
coi miei occhi;
e arrivo fino alla riva del mare
con le orecchie.
Eppure, non mi piace
come le formiche strisciano
dentro e fuori la mia ombra.

IV
Quando il mio sogno era presso la luna,
la falda bianca della sua veste
si riempì di luce gialla.
Le piante dei piedi
si arrossarono
i capelli si riempirono
di cristallizzazioni azzurre
dalle stelle,
non lontano.

V
Tutti i coltelli dei lampioni,
e i ceselli delle lunghe strade
e i mazzuoli delle cupole
e delle alte torri,
non riescono a incidere
ciò che una stella incide,
quando brilla tra i pampini.

VI
Razionalisti, con cappelli quadri,
in stanze quadre, pensano
fissando il pavimento,
fissando il soffitto.
Si limitano soltanto
ai triangoli rettangoli.
Se tentassero romboidi,
coni, serpentine, ellissi –
l’ellisse, per esempio, di una mezzaluna –
indosserebbero sombreri.

Wallace Stevens
“Six Significant Landscapes” (da Harmonium, 1916)

(traduzione mia)

il phon e il sangue (una poesia di Valerio Magrelli)

Rumore, fa’ silenzio!

C’è gente che trova figure
nascoste nella carta da parati
o nelle nuvole.
A me succede lo stesso coi rumori.

Per essere più esatti, ho un vecchio phon
che appena si accende comincia a vibrare
e man mano
emette un lamento profondo.
È l’elica difettosa, o i cuscinetti a sfera,
non ne ho idea,
ma so che inizia a intonare una trenodia,
o meglio, a sussurrarla sottovoce.
Prima si avvertono solo suoni indistinti,
una folla che fugge, moto che si avvicinano,
ma facendo attenzione
appaiono via via urla, richiami.

Io mi concentro; una sera, addirittura,
sono arrivato a bruciarmi, tale è lo sforzo
per afferrare il groviglio, il nodo acustico
dell’asciugacapelli.
Perché il suo sferragliare non resta sempre uguale:
più dura, più si sciolgono gli intrecci
del fragore, le voci si distinguono.
Sento dialetti slavi, minacce, spesso spari:
un giorno sono rimasto ad ascoltarlo quasi dieci minuti
per seguire le fasi di un rastrellamento
in un lontano villaggio dei Balcani.

A volte ne esce uno squillo familiare,
credo che sia il telefono, spengo,
vado a rispondere,
ma non c’è mai nessuno: quei segnali,
si vede che provengono da un’altra parte,
sempre.
Se qualcuno ti chiama, non ci credere,
sarà un miraggio uditivo, un’impressione.

La verità è diversa:
mentre mi punto alla tempia quell’attrezzo
che sembra una pistola,
viene fuori il racconto di storie terribili,
fucilazioni, il pianto di bambini.
È come una confessione non richiesta,
una registrazione spedita per errore.
Che c’entro, io, con tutto questo sangue,
io che mi voglio solo asciugare la testa?
Ormai ci penso due volte, prima di adoperarlo,
prima di sprofondare in quell’orrore
e assistere impotente a certe scene.
Meglio bagnato, allora.
Mi verrà il torcicollo? poco male.

Valerio Magrelli
da Il sangue amaro (Einaudi, 2014)

esercizi di stile – 3

Un serventese per Kim e per Trump

Se sputi in cielo, ti ritorna in faccia,
diceva la mia nonna: una minaccia?
Direi di no: ci piaccia o non ci piaccia,
son mica rose.

Gas serra, amianto, acque velenose,
boschi bruciati, scorie… un’overdose!
Ben prima che le bombe siano esplose
saremo morti.

Per questo, a quei due loschi beccamorti
che sbandierano eserciti e coorti,
con il Vangelo dico: state accorti,
nescitur hora.

Verrà pure per voi, e alla buonora,
a presentarvi il conto, la Signora
con il falcione, e hai voglia a dire, allora:
“Lo sai chi sono?”

Lo sa, lo sa, ma non c’è scettro o trono
che le abbia fatto dire: “Te l’abbuono”.
Diversi i nomi: Ade, Thanatos, Crono,
una la sorte.

esercizi di stile – 2

Il primo è un doppio acrostico.
Il secondo è un anagramma con retrogradatio cruciata: ho preso la parola “agosto” e l’ho sottoposto alle permutazioni di una sestina lirica, ottenendo una serie di anagrammi (OATGOS, SOOAGT, TAGSAO, eccetera); poi ho costruito i versi facendo cominciare ogni parola con una delle lettere.

* * *

Alti sul golfo di Baratti passano
gli aeroplani da caccia. Coi bambini
osserviamo i triangoli d’acciaio
scintillare nel cielo senza nuvole
tracciare linee rette e poi sparire
oltre il profilo pallido dell’Elba.
Appena spenta l’eco del fragore
già si torna all’inerzia alla dolcissima
ostinata pigrizia. Gli aquiloni
si sollevano a stento. Le pinete
trasudano di resina. Ogni corpo
ogni oggetto è concentrico al suo nulla.

* * *

Estate a Punta Ala

Abbiamo già osservato: su tanta ombra
ogni attimo ti giunge sempre opaco.
Onde opaline si alzano, gran torri
ti ostacolano gli occhi a settentrione.
Sei teso ad occidente: ora, gettando
gli sguardi oltre tenaci ore accecate,
aspetti. Gli orizzonti
si tendono, ostili.

esercizi di stile

Dunque.
Ultimamente (diciamo dall’inizio di quest’anno) passo una fase di secca creativa. Niente di grave, mi capita spesso, e d’altronde negli ultimi tre o quattro anni ho scritto abbastanza da riempire almeno altri due o tre libri. Un paio, per inciso, sono già pronti e uno è addirittua in dirittura d’arrivo.
Comunque, lo dico per due motivi: il primo è spiegare perché da un po’ il blog langue. In realtà, avrei parecchia roba scritta l’anno scorso e mai pubblicata, ma non so se mi va di metterla qui, perché mi è anche venuto a noia il modo in cui scriv(ev)o, pensa un po’.
Il secondo motivo è che, negli ultimi tempi, per tenermi la mano in esercizio, mi sono messo a scrivere in metrica, producendo esercizi che, pur senza un particolare valore letterario, mi danno una certa soddisfazione, diciamo così, artigianale.
Comincio a pubblicarne qualcuno: si tratta di tre madrigali, su imitazione di altrettante liriche del Tasso (un altro esempio l’avevo già postato tempo fa).
Più avanti, pubblicherò altra di questa roba, e chissà, magari anche un po’ di quella dell’anno scorso.

* * *

In purissimo azzurro…”
(sul modello di “Donna, se dopo tanti…”)

Se guardo il cielo, vedo ammassi morti
di stelle, orbite vuote di comete,
abissi senza suono,
galassie che si muovono in rapporti
armonici, una rete
cieca di particelle. Ed io, che sono?
Che cos’è questa sete
di senso, questo male senza colpa?
Questo frutto svuotato della polpa?

* * *

Gita a Venezia
(sul modello di “Donna, il bel vetro tondo”)

Ecco, ho girato in tondo,
confuso dalle forme e dai colori,
dal mesmerismo dei ristoratori:
e adesso vagabondo,
seguo l’aria e la luce,
ignoro dove il passo mi conduce.
(Ma forse l’universo
si concede soltanto ai dilettanti
e dispiega i suoi incanti
a chi non ha più meta: a chi si è perso.)

* * *

Maremma, estate 2017
(sul modello di “Tacciono i boschi e i fiumi“)

Tacciono i boschi e i fiumi
in un’oscena pace:
il litorale è tutto una fornace.
Si è fatta nera e bruna
la pineta alla luce della luna.
È il pianto delle cose,
delle carcasse esplose,
e dovunque ti giri
cenere e fumo è quello che respiri.