poeti e zanzare

Mentre in grembo a la madre Amore un giorno
dolcemente dormiva,
una zanzara zufolava intorno
per quella dolce riva;
disse allor, desto a quel sussurro, Amore:
«Da sì picciola forma
com’esce sì gran voce e tal rumore
che sveglia ogun che dorma?»
Con maniere vezzose
lusingandogli il sonno col suo canto
Venere gli rispose:
«E tu picciolo sei,
ma pur gli uomini in terra col tuo pianto
e ‘n ciel desti gli dèi».

* * *

Questa lieve zanzara
quanto ha sorte migliore
de la farfalla che s’infiamma e more!
L’una di chiaro foco,
di gentil sangue è vaga
l’altra che vive di sì bella piaga.
Oh fortunato loco
tra ‘l mento e ‘l casto petto!
Altrove non fu mai maggior diletto.

* * *

Invidia la morte di una zanzara

Tu moristi in quel seno,
piccioletta zanzara,
dov’è si gran fortuna il venir meno.
Quando fin più beato
o ver tomba più cara
fu mai concessa da benigno fato?
Felice te, felice
più che nel rogo oriental Fenice!

(Torquato Tasso, Madrigali)

quiz

Ogni tanto mi diletto di questi giochini…
Il testo che leggete qui sotto è il ricalco (metrica, rime) di un celebre testo di un altrettanto celebre autore.
Chi indovina?

* * *

Guardando i miei figli, nel lettone

“Io non merito tanto”
penso mentre la pelle
mi si accappona, mentre giaccio accanto
a due respiri, a due lune gemelle.
“Perché mai mi ha sorriso la fortuna”,
mi dico, rimboccando meglio un lembo
del lenzuolo un po’ sghembo,
“tanto che per me l’una
e l’altro adesso illuminano a giorno
la notte tutto intorno?”
Oh, testarda indomabile accanita
vita della mia vita…

cinque poesie di Michael S. Harper

DOV’È ADESSO LA MIA DONNA: per Billie Holiday

i pioppi piegati all’indietro
più verdi e più radi
sul lato sopravento
dov’è adesso la mia donna
nella pioviggine del nord
perde le foglie deboli
e la corteccia invernale
le piogge fino ai pendii
i papaveri avviliti
ci sono passeri sui declivi
si bagnano come pecore
nel fango di primavera
dov’è adesso la mia donna

* * *

IL BLUES DEL VILLAGGIO
(da un racconto di John O. Stewart)

Gli uccelli schizzano
nelle palme azzurre
i tagliatori di canna aspettano,
l’uomo indugia
sei metri più in alto;
aspettano il prete.
Le mosche cavalcano la carcassa
che come un turacciolo ondeggia in cerchi.
La luce dell’est la spinge verso ovest.
Arriva il prete, un uomo
affondato nel rum,
la faccia scartavetrata
in un belletto di crepe
e capillari rotti.
Ha il dovere di tagliare
questo frutto
di questo tranquillo villaggio
e mentre arriva barcolla lentamente.

* * *

IL CANCELLO

Più vero del fioco
trapassare del tuo sospiro
io scruto sperando nella quiete.
La luce sta svanendo,
i miei occhi si abituano
al traffico, denso
nel suo moto folle.
Mentre scende il buio,
mi perdo nelle meccaniche
del suo sconfinare.
Se ne fossi capace
non lo tratterrei.
Donna, tu sostieni
di essere aperta
alla sfida che ti offro,
che la notte è nera come
il tuo più scuro grandioso desiderio,
e che tu canti
nella speranza eccezionale
che io sia il tuo compimento.

* * *

ATTERRAGGIO NEL MAINE

Mai prima d’ora,
e due volte in una settimana,
ho guardato fuori
nell’oblio e nella rabbia,
sonori e puntuali,
della vicina base aerea.
Bruciano il carburante
in eccesso, con rigore
di cecchini;
gli olmi stanno morendo
per qualche virus virulento;
eppure è metà marzo
la neve è arretrata
e ritornata,
e non c’è niente
nel vento; niente musica.

* * *

ECHI: DUE

Per cinque ore i due stampi
del tuo viso non spariranno.
Sento la forma della tua testa,
la superficie scura, le linee sottili
che gonfiano la nuca;
per quelle linee il tuo sorriso è un porto.
Amare è imparare a memoria l’amata,
fermarsi un momento spaventati
dal quel ricordo, non scordare
nulla di quel ricordo
di cui sono persi i dettagli.

(da “Dear John, Dear Coltrane”, 1970 – traduzioni mie)

un’auto-traduzione

Fiction

When a poet
tries to tell you how he was feeling
while kissing for the first and only time
the woman of his dreams
and how the whole universe rested around them
all sounds coalesced
in an immeasurable cosmic heartbeat
and how he desperately tried
for years
to reproduce in his verses
at least a scrap of that beauty
as a gift to mankind

do not believe him:
that woman does exist
that kiss as well
and he was actually there
yet someone else was kissing her.

nuova rubrica

…su Carte sensibili, dove esplorerò i nessi tra parola poetica e musica.

Nella prima puntata, parlo di Chico Buarque (e, incidentalmente, anche di Bob Dylan).

A volte il caso offre soccorsi inaspettati.
Mentre, di fronte allo schermo del mio computer, meditavo su come iniziare questo articolo, mi è arrivato a casa il numero di “Poesia” di marzo. L’ho aperto, ho scorso l’indice e ho trovato ben due articoli sul premio Nobel per la poesia assegnato a Bob Dylan.
[…] Mi sono andato a leggere i due articoli, uno di Nicola Crocetti, l’altro di Alessandro Carrera. […] L’articolo di Carrera dice molte delle cose che avrei voluto dire io in questa prima puntata della mia rubrica. E quindi, cito:

“C’è qualcuno che può negare che la canzone sia una delle forme d’arte cruciali del nostro tempo? E se mi si obietta che il novanta per cento delle canzoni è spazzatura, vi posso assicurare che lo è anche il novanta per cento della poesia (lo dico da giurato in un premio di poesia). E poi la canzone non è nata ieri. Il canto è il medium più antico della poesia. Chiedete a un grecista se la lirica greca veniva scritta per essere letta in religioso silenzio, e si metterà a ridere. […] La pagina come la intendiamo noi è un’invenzione del Rinascimento, coincide con la nascita della stampa a caratteri mobili. La poesia esisteva ben prima della pagina e continuerebbe ad esistere anche se non ci fossero più i libri.”

 

(…continua su Carte sensibili)

consigli per gli acquisti

“Nicola Rubino è entrato in fabbrica” di Francesco Dezio fu pubblicato da Feltrinelli nel 2004. Poi la prima edizione è andata esaurita e il libro è fuori catalogo da anni.
E invece si tratta di uno dei pochi esempi veri e forti, nella letteratura recente, di romanzo operaio: l’odissea tragicomica di un ragazzo pugliese che entra in fabbrica per finire schiacciato da un sistema alienante.

Ora TerraRossa Edizioni, una piccola casa editrice meridionale nata da poco, ripubblica il romanzo. Alla faccia di chi pensa che il romanzo operaio sia morto negli anni Settanta.
(E anche alla faccia dei c.d. “grandi editori”, leggesi: catene di montaggio editoriali.)

Leggetelo: vivamente consigliato.
(E in bocca al lupo all’editore.)