diamanti e ruggine

Onestamente non ho mai apprezzato molto Joan Baez, ma questa canzone, se non sbaglio, me la fece scoprire Antonio sul suo blog e mi è tornata in mente non so perché, un po’ per il Nobel a Dylan, un po’ perché in questo periodo, per altri motivi, ho a che fare con cuori infranti.
È dedicata proprio a Dylan, con il quale – com’è noto – la Baez ebbe una relazione all’inizio delle rispettive carriere, ed è una riflessione amara e disincantata su un amore finito.

 

 

Beh chi se l’aspettava
Ecco che torna il tuo fantasma
Ma non c’èniente di strano
È solo che c’è la luna piena
E ti è venuto in mente di chiamare
E io sto seduta qui
Con la mano sul telefono
Ad ascoltare una voce che ho conosciuto
Un paio d’anni luce fa
Mentre andavo dritta verso il precipizio

Mi ricordo che i tuoi occhi
Erano più azzurri delle uova di pettirosso
La mia poesia faceva schifo dicevi
Da dove chiami?
Una cabina telefonica nel Midwest
Dieci anni fa
Ti ho comprato dei gemelli da camicia
Tu mi hai portato qualcosa
Sappiamo entrambi che cosa portano i ricordi
Portano diamanti e ruggine

Beh sei esploso sulla scena
Già una leggenda
Il fenomeno sudicio
Il vagabondo originale
Ti sei smarrito nelle mie braccia
E ci sei rimasto
In naufragio temporaneo
La Madonna era tua gratis
Sì la ragazza sulla mezza conchiglia
Ti avrebbe tenuto al sicuro

Ora ti vedo stare lì
Con le foglie secche che ti cadono intorno
E la neve nei capelli
Ora sorridi dalla finestra
Di quell’hotel da quattro soldi
A Washington Square
Il nostro fiato viene fuori in nuvolette bianche
Si mescola e rimane sospeso nell’aria
Parlo a titolo personale
Avremmo potuto morire entrambi lì in quel momento

Adesso mi dici
Che non provi nostalgia
E allora trovami un’altra parola per definirla
Tu che sei tanto bravo con le parole
E a tenerti sul vago
Perché adesso mi servirebbe un po’ di quella vaghezza
Mi è tornato in mente tutto troppo chiaramente
Sì ti ho amato con tutto il cuore
E se mi offri diamanti e ruggine
Ho già pagato

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chiamalo per quel che è

they shot him in the back
now it’s a crime to be black
so don’t act surprised
when it gets vandalized

there’s good cops
bad cops
white cops
black cops

Trayvon Martin
Ezell Ford
Michael Brown
and so many more

government, policing, hard times,
oppression, racism, fear, suffering
ain’t easy

gun control
mind control
self-control
we’ve dug ourselves a hole

call it what it is
murder

gli ospiti

Ci sono territori interiori che uno ignora di possedere e che scopre solo grazie all’arte. A me succede spesso con Leonard Cohen.
Un mio amico diceva che Cohen ti fa venire nostalgia di cose che non hai mai conosciuto.

(E grazie a Greta che mi ha fatto conoscere questa.)

 

Uno ad uno arrivano gli ospiti
Gli ospiti si fanno avanti
I tanti dal cuore aperto
I pochi dal cuore spezzato

E nessuno sa dove stia andando la notte
E nessuno sa dove stia scorrendo il vino
Oh amore ho bisogno di te
Ho bisogno di te adesso.

E quelli che danzano iniziano a danzare
Quelli che piangono iniziano
E “benvenuti, benvenuti” grida una voce
“lasciate entrare i miei ospiti”

E nessuno sa…

E tutti se ne vanno inciampando per quella casa
In solitaria segretezza
Dicendo “rivèlati”
O “perché mi hai abbandonato?”

E nessuno sa…

E all’improvviso splendono le torce
La porta interna si spalanca
E uno ad uno vi entrano
In ogni stile di passione

E nessuno sa…

E qui prendono il loro dolce pasto
Mentre la casa e il terreno si dissolvono
E uno ad uno gli ospiti sono gettati
Al di là del muro del giardino

E nessuno sa…

Quelli che danzano iniziano a danzare
Quelli che piangono iniziano
Quelli che sinceramente sono persi
Sono persi e persi ancora

E nessuno sa…

Uno ad uno arrivano gli ospiti
Gli ospiti si fanno avanti
I tanti dal cuore aperto
I pochi dal cuore spezzato

E nessuno sa…

poi va via

“Io amo talmente la musica e la bellezza, le amo talmente perché sento che se tu ne prendi dei pezzi, dei piccoli svolazzi, come quei foulard che nelle serate di moda si vedono svolazzare… Solo che la musica è un continuo svolazzare di foulard, va avanti da sola e uno deve essere lì pronto ad ascoltare, perché poi lei va via”.
(Enzo Jannacci – da qui)
Ti , te sé no perchè ti vett minga in gir
che per faa la spesa per mi;
perchè i ghe voeur mess’ura, e a ‘rivà
giò in piazza del Domm i ghe veuren dù tramm…
ma mi, quand’ènn vott ur, torni a cà de bottega;
nascondi la cartèla cunt denter li mee strasc,
me l’lasci la giacchetta come te me dis ti,
camini per Milann: me par de vèss un sciur!
Ti, te sé no: i gh’e tanto otomobil
de tucc i culùr, de tucc i grandesc’
lìè pien de lüs, che el par d’ess a Natal,
e süra, il ciel pien de bigliett de milla…
Che bel ch’el ga de vèss
èss sciuri, cunt la radio
noeuva e, nell’armadio,
la torta per i fieu
che vegn’in cà de scola…
e tocca dargli i vizi:
“…per ti, un’altra vestina!
A ti, te cumpri i scarp!…”
Ti, te sé no… ma quest chi l’è on parlà de stüpid:
l’è bún dumaa de tirà ciucch!
Ti, te sé no… ma quand mi te caressi
la tua bèla faccetta piscinètta, me par
me par de vèss un sciúr;
un sciúr ch’el gh’ha la radio
noeuva e, nell’armadio,
la torta per i fieu
che vegn’in cà de scola…
e tocca dargli i vizi:
“…per ti, un’altra vestina!
A ti, te cumpri i scarp!…”
(clicca sul titolo per ascoltare)