il libro esiste, ora ne ho le prove

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scene di vita quotidiana in casa editrice

C’era un calvo con Calvino:
a Pavese un pavesino
chiese, e disse: “Non c’è male,
dov’è il monte di Montale?

Vi ha rodati già Rodari?
Porta Mari i calamari?
Dov’è nata Natalia?
Pintor è già in tintoria?

Su che prati Pratolini
va a mangiare i brigidini?
Dov’è il foglio di Fenoglio?
Dov’è l’olio di Dall’Oglio?

Piace a Saba la regina?
Pesca Pascoli in piscina?
Levi Strauss i Levi’s leva
che per primo Levi aveva?

Ungaretti ha bei garretti?
E Canetti fa i confetti?
E Quasimodo è ammodo
per compormi un bell’epodo?

Ha un randello Pirandello?
La Bellonci ha un broncio bello?
E se Ariosto arieggia il mosto,
Tasso tassa il tasso arrosto?”

Ma ecco, un dubbio porge Bobbio:
“È Torino qui, o Cernobbio?
Esaudiamo noi gli autori,
o li monda Mondadori?

Se Rizzoli aizza i cani,
quali piani fa Bompiani?
Qual è il sogno di Sonzogno
(solo a dirlo mi vergogno)?

Ci ha bolliti già Bollati?
O Garzanti ingarbugliati?
Giunti ha unti? Oppur la banda
ce la manda tutta Guanda?

Hai sentito che Rusconi
vuol comprarla Berlusconi?
Ha bei gusti de Agostini?
Sono baldi alla Baldini?”

Dice Sciascia: “Ma che angoscia!
La civetta mi si ammoscia!
Siete un cànchero, una noia:
qui ci vuol Toti Scialoja!”

tre traduzioni da Charles Simic

In biblioteca
(per Octavio)

C’è un libro che si chiama
“Dizionario degli Angeli”.
Non lo apre nessuno da cinquant’anni,
lo so, perché quando l’ho fatto io,
la copertina scricchiolava, le pagine
cadevano a pezzi. Lì ho scoperto

che una volta gli angeli abbondavano
un po’ come le mosche.
Il cielo al crepuscolo
ne era sempre pieno.
Dovevi agitare le braccia
solo per tenerli lontani.

Ora il sole splende
per le alte finestre.
La biblioteca è un posto tranquillo.
Angeli e dèi accalcati
in libri scuri mai aperti.
Il grande segreto giace
in uno scaffale accanto al quale
Miss Jones passa nei suoi giri quotidiani.

È molto alta, perciò tiene
la testa inclinata come in ascolto.
I libri sussurrano.
Io non sento niente, ma lei sì.

* * *

Contro l’inverno

La verità è più oscura sotto le palpebre.
Che cos’hai intenzione di farci?
Gli uccelli tacciono; nessuno a cui chiedere.
Tutto il giorno sbircerai il cielo grigio.
Quando soffia il vento tremerai come paglia.

Placido agnello, ti fai crescere la lana
finché vengono a cercarti con enormi cesoie.
Mosche volteggiano sulla bocca aperta,
poi anche loro volano via come foglie,
i rami nudi tesi invano verso di loro.

Arriva l’inverno. Come l’ultimo eroico soldato
di un’armata sconfitta, starai al tuo posto,
testa nuda ai primi fiocchi di neve.
Finché un vicino arriva a urlarti,
Charlie, sei più matto tu del clima.

* * *

Hotel Insonnia

Mi piaceva il mio bugigattolo,
con la finestra contro un muro di mattoni.
Alla porta accanto c’era un pianoforte.
Qualche sera al mese
un vecchio storpio veniva a suonare
“My Blue Heaven”.

Ma perlopiù era tranquillo.
Ogni camera col suo ragno infagottato,
che catturava mosche in una tela
di fumo di sigaretta e fantasie.
Tanto scuro
che nel farmi la barba non mi vedevo la faccia.

Alle cinque di mattina, piedi nudi al piano di sopra,
l’indovino “zingaro”,
con la vetrina all’angolo,
andava pisciare dopo una notte d’amore.
Una volta anche i singhiozzi di un bambino.
Talmente vicini, che pensai,
per un momento, di star singhiozzando io.

Charles Simic
(traduzioni mie)

spot the difference

Qual è la differenza tra dire di amare la poesia e aiutare la poesia?
Certe volte, molto prosaicamente, sta nel mettere mano al portafoglio.

Per esempio: se tu, amato lettore, mon semblamble, mon frère, sei qui su questo blog è perché (presumo) di piace ciò che scrivo.
Ebbene, come ti ho ripetuto plusieurs fois, c’è per l’appunto in corso una campagna di crowdfunding, volta alla pubblicazione del mio prossimo libro, alla quale puoi aderire a questo link, con qualche semplicissimo click.
Siamo al 60% circa e mancano ancora 16 giorni. Forse possiamo farcela. E allora perché, dimmi, perché non contribuisci anche tu?
Intanto, eccoti qui un secondo video con una poesia recitata da me medesimo in persona.

 

una poesia da “Approssimazioni e convergenze”

Ecco qui, declamata da un fine dicitore (ossia nient’altri che io me medesimo in persona), una delle poesie che saranno incluse in Approssimazioni e convergenze, il libro di prossima uscita per Pietre Vive Editore.

E per il quale, lo ricordo ai distratti, è ancora aperta, fino al 18 ottobre, una campagna di crowdfunding (questa è la pagina per sottoscrivere*).

 

*Chi volesse sottoscrivere ma avesse problemi con il portale Ulule, oppure non disponesse di carta di credito, me lo segnali pure nei commenti, e vediamo di trovare una soluzione.