cronaca

A quanto pare Anna Maria Franzoni
esce ogni giorno per fare la spesa.
Ha il marito, due figli, si proclama
innocente; però non vive a Cogne.
Erika è laureata, la sua tesi
in Lettere: su Socrate, Platone
e la ricerca della verità.
Ma non trova lavoro, si lamenta:
“È il mio passato”. Ha trentaquattro anni.
Omar ha moglie, un figlio, fa il barista.
Olindo e Rosa sono entrambi in carcere,
però si vedono due volte al mese.
Lui cura l’orto, segna tutti i giorni
quali piante ha innestato, quali fiori
sono sbocciati e quali sono morti.
Io non mi so indignare: tutti i torti
non li hanno, né io ho tutte le ragioni.

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dato che nessuno aveva mai stroncato Approssimazioni…

…ho deciso di farlo io, su invito di Alessandro Canzian, per Laboratori di poesia.

Approssimazioni è la prima silloge interamente a mio nome che io abbia mai pubblicato. Non la prima che ho scritto, perché il mio primo libro è uscito in realtà qualche anno dopo (questo però è un altro discorso): piuttosto, il primo libro di una certa consistenza tutto mio, se si escludono un paio di plaquette.
Lo scrissi fra il 2011 e il 2013 e lo pubblicai, per i tipi di Pietre Vive Editore, nel 2014, a trentanove anni: un esordio tardivo.
Se dico ciò, non è per tediarvi con i casi miei, ma perché, dopo quattro anni dall’uscita, posso considerare ormai quel testo come opera non più mia, ma di un altro, e quindi guardarlo con l’oggettività che deriva dal distacco. In realtà, considero tutti i miei libri come opere postume perché, quando arrivo a pubblicarli, essi testimoniano la chiusura di un percorso; tuttavia il discorso vale soprattutto per questo, e le ragioni le spiegherò tra breve.
Questo pezzo mi è stato richiesto come una (auto)stroncatura. Ora, ho scritto libri peggiori di Approssimazioni, libri dei quali potrei indicare senza troppa fatica i punti deboli. Questo invece (lo dico senza falsa modestia) credo possa occupare un suo posto nel vasto e magmatico panorama della poesia italiana d’oggi: non un capolavoro, ma un titolo con una sua dignità.
E allora, perché proprio questo? E perché stroncarlo? Perché, semplicemente, se dovessi scrivere un altro libro di poesia – e proprio non so se lo farò – Approssimazioni sarebbe il modello negativo, l’hic sunt leones…”

[…continua su Laboratori Poesia]

 

questions & answers

La domanda è se la poesia
possa calmare i nervi schiarire lo sguardo
farmi percepire in maniera più nitida
aiutarmi a rispondere con pacatezza
se possa mitigare l’angoscia
aumentare l’empatia
insomma rendermi un uomo migliore
qualunque cosa ciò significhi.
E la risposta è no – non può.
Questa è l’ultima poesia che scrivo.

ogni tanto qualche verso

Mi aspettano al rientro gli inquilini segreti
sulla porta del garage – bloccati nel fascio di luce
due grosse blatte una limaccia
sul vaso di surfinie una chiocciola
che scollo a fatica e proietto nel buio
e in alto sul pianerottolo un millepiedi
(il giorno dopo è ancora lì
avvolto a spirale – poco cerimoniosamente
lo scacco a colpi di scopa – in attesa
del prossimo assedio).

Mission Accomplished

Son l’armi chimiche
sì inopportune
che chi le adopera
saper non fa;

ma Assad non reputi
di uscirne impune,
ché lo sorvegliano
gli U-Esse-A,

che san benissimo
dove nasconde
le bombe improbe,
le bombe immonde:

han conservato
dopo la vendita
tutte le cedole
di proprietà!

letture

Una riflessione sul rapporto tra corpo e poesia ovvero tutta la questione intrinseca alla poesia contemporanea di trovare una risposta alla domanda “che cos’è la poesia?” E la poesia è corpo, quando diventa parola, anche il ricordo di qualcosa che è stato diventa atto quando viene scritto.

 

…Melania Panico legge Approssimazioni e convergenze
su “Laboratori Poesia”.