questions & answers

La domanda è se la poesia
possa calmare i nervi schiarire lo sguardo
farmi percepire in maniera più nitida
aiutarmi a rispondere con pacatezza
se possa mitigare l’angoscia
aumentare l’empatia
insomma rendermi un uomo migliore
qualunque cosa ciò significhi.
E la risposta è no – non può.
Questa è l’ultima poesia che scrivo.

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ogni tanto qualche verso

Mi aspettano al rientro gli inquilini segreti
sulla porta del garage – bloccati nel fascio di luce
due grosse blatte una limaccia
sul vaso di surfinie una chiocciola
che scollo a fatica e proietto nel buio
e in alto sul pianerottolo un millepiedi
(il giorno dopo è ancora lì
avvolto a spirale – poco cerimoniosamente
lo scacco a colpi di scopa – in attesa
del prossimo assedio).

Mission Accomplished

Son l’armi chimiche
sì inopportune
che chi le adopera
saper non fa;

ma Assad non reputi
di uscirne impune,
ché lo sorvegliano
gli U-Esse-A,

che san benissimo
dove nasconde
le bombe improbe,
le bombe immonde:

han conservato
dopo la vendita
tutte le cedole
di proprietà!

letture

Una riflessione sul rapporto tra corpo e poesia ovvero tutta la questione intrinseca alla poesia contemporanea di trovare una risposta alla domanda “che cos’è la poesia?” E la poesia è corpo, quando diventa parola, anche il ricordo di qualcosa che è stato diventa atto quando viene scritto.

 

…Melania Panico legge Approssimazioni e convergenze
su “Laboratori Poesia”.

rimario

“Poeti” rima con anacoreti
segreti asceti preti nomoteti
e infine con esteti e con profeti.

Però “poeti” rima anche con yeti
indiscreti miceti prosseneti
e pure con analfabeti e peti.

Insomma: mai fidarsi dei poeti.

zoologia fantastica (2)

Ulula il lupo per il bosco cupo.
Giù pel dirupo il cacciatore Lapo
esclama: “Oggi quel lupo me lo crepo:
da tempo egli è per me un grattacapo”.
Ciò detto, indossa un caldo copricapo
ed esce a caccia. Ma che rompicapo!
Di pelo trova appena qualche scapo
e d’orme nulla. “Ecco che il giorno sciupo
invano!”, dice; e torna dal suo pupo.
Domani, certo, tenterà daccapo.

* * *

La rana nana, al buio della tana,
pensa: “Sorte balzana! Qui, in malsana
palude dimorar, di settimana
in settimana, inferma di scalmana,
senza un’urbana compagnia, villana
e derelitta, esposta alla buriana!”
Ma mentre geme, con la tirlindana
il pescator l’acchiappa e se la sbrana
come antipasto per l’amatriciana.
Mi possano accecar s’è una panzana!