che cosa mi succede ultimamente

Succede che mi viene in mente un verso, uno di quelli che un tempo avrei lasciato sviluppare fino a farne una poesia.
Adesso invece resto lì a contemplarlo, dall’esterno. Me lo rigiro nella mente per un po’, poi penso “sì, vabbè, e allora?”. Finché il verso si accartoccia su se stesso come una foglia secca.
Alla fine non ne rimane altro se non una larva fragile, che lascio cadere con noncuranza.

A me sembra una cosa bellissima.

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mi si intervista (mi si)…

…sulla pagina Facebook di Tinelli poetici, dedicata alla poesia pugliese. Per i non-Facebook-dotati, la copioincollo qui sotto.
Ci sono cinque poesie inedite, l’intervista e una biografia.
Buona lettura.

Poesie

***

Turnover

Alle nove del mattino sulla via Salaria
l’amica che smontava dal turno
passava la minigonna a quella che prendeva
servizio e indossava sopra il tanga gli abiti civili
poteva respirare finalmente
liberare i fianchi dalla stretta
l’altra era più giovane più magra
il ventre ancora piatto e le gambe lisce
mandava un ultimo messaggio al cellulare
poi occupava il posto sul bordo del marciapiede
c’era molto sole e anche un po’ di vento
che portava via i fumi di scarico.

* * *

Mantis religiosa Linnaeus

Una settimana ci ha aspettato sulle scale
la mantide moribonda
con l’unica ala sollevata di traverso
faceva la guardia al secondo gradino
senza che nessuno osasse spostarla.
Poi l’abbiamo persa di vista
per qualche giorno – ma era lì
cercava di fare presa con le zampe
artigliate per scalare l’intonaco.
Infine ha trovato il suo angolo
su un mucchio di foglie marce
ieri agitava ancora una zampa
oggi la pioggia la sta sciogliendo
resta una macchia verde fosforescente
nella mattina che pare già crepuscolo.

* * *

Autoritratto con cranio di volpe

Nel mio volto che dicono
più giovane della mia età
indovino la mia faccia di vecchio
e la cosa non mi dispiace
purché il processo avvenga
per asciugatura – aderendo il più
possibile all’osso. La meta
è la forma pura – il suono secco
che dava il cranio di volpe quando
ne saggiavo col dito la durezza
(l’avevo raccolto apposta
mi erano piaciuti i canini
la cartilagine delicata che riempiva
le narici e soprattutto gli archi
perfetti degli zigomi – l’avevo
ripulito dalla terra e ogni tanto
tornavo a spolverarlo).

* * *

Apofasi

Sotto questa crosta di metafore
devono esserci le cose
così come sotto la pelle c’è la carne
e sotto la carne le ossa
bianche e pulite.
Così dev’esserci il mondo
dietro la mia mano che lo tocca
dev’esserci un altro corpo stretto al mio
dev’esserci un senso qui e ora
ma bisogna fare silenzio.

* * *

Terra di nessuno

Certe volte mi dico: una poesia
dovrebbe somigliare a quei posti
segnati sulle carte ma rimossi
dalla memoria collettiva;
posti come Verbania Campobasso
Sondrio Teramo: a cui nessuno
su due piedi saprebbe associare
un personaggio illustre un monumento
visto sui libri; in cui non si arriva
né si sosta mai senza uno scopo;
e dove forse (forse) si potrebbe –
in un mattino anonimo di un giorno
qualunque – scendere dal treno e senza
conoscere nessuno senza farsi
riconoscere – dire: sono a casa.

* * *

Intervista

1) Hai scritto una raccolta di racconti, Volevo essere Bill Evans, un libro sulla storia del pianoforte jazz, inoltre ti occupi di jazz per una rivista specializzata; nella tua scrittura affiora la stessa eleganza formale di Bill Evans, quel distillare le note con raffinatezza misurata, quella rarefazione dei timbri, una certa esattezza; quanto risente la tua poesia dell’influsso del piano jazz?

Se devo essere onesto, poco o nulla, almeno a un livello più esplicito, superficiale. Non sono mai riuscito a scrivere poesie “jazz”, o poesie “sul jazz”, forse perché quasi tutta la jazz poetry che ho letto l’ho sempre trovata molto brutta. In qualche modo, è come se percepissi le due forme d’arte come separate (cosa che invece non mi avviene per l’arte figurativa; anzi, la seconda parte del mio ultimo libro è proprio ispirata a una serie di quadri rinascimentali).
Se invece volessimo indagare a un livello più profondo, meno evidente, allora forse un elemento in comune c’è, ed è il ritmo: il jazz è musica essenzialmente ritmica, e anche la poesia per me è sempre stata una questione di ritmo. Prima ancora del significato, nelle parole cerco il suono: una parola non è quella giusta se non suona, innanzi tutto, giusta.

2) Il tuo ultimo libro, Approssimazioni e convergenze, edito da Pietre vive, è impreziosito dai disegni di Michela Neglia nella sezione Approssimazioni, e dai tuoi in Convergenze. Frequenti altre forme artistiche oltre queste?

Sono un mediocre pianista. Ho frequentato il Conservatorio da privatista, superando l’esame di solfeggio e quello di quinto anno in pianoforte; e lì mi sono fermato, un po’ perché gli impegni universitari sono diventati preponderanti, un po’ perché avevo già raggiunto il limite delle mie modeste capacità. Poi ho cantato per qualche anno in un coro, e strimpello malamente qualche altro strumento, come la chitarra, il flauto o l’armonica. Insomma, vorrei essere un musicista, ma non ci riesco, quindi mi consolo facendo il critico musicale.

3) Come e quando si è manifestata in te l’urgenza della poesia?

In realtà credo di aver sempre scritto, sin da anni remotissimi, ma la prima poesia di cui conservo memoria la scrissi nel 1987, all’età di tredici anni. Avevo assistito alla premiazione di un concorso poetico destinato agli studenti liceali; tornato a casa, buttai giù dei versi. Non li riporto qui, perché sono bruttissimi, ma quello fu l’inizio di tutto. Sono passati quasi trent’anni e sono ancora qui, a scrivere; anche se sto cercando di smettere, e non è detto che non ci riesca, prima o poi.

4) Nei tuoi versi sono presenti echi e suggestioni riconducibili alla terra in cui sei nato?

No, devo essere sincero. Ho un rapporto molto conflittuale con la mia terra, dalla quale sono scappato appena ho potuto, a diciott’anni, e alla quale torno il più raramente possibile. Al mio paese mi legano soprattutto ricordi, memorie d’infanzia: ma per me quella è la terra del passato, non del presente, né tantomeno del futuro. Però ogni tanto mi capita di scrivere nel mio dialetto: con grande fatica, perché il dialetto l’ho imparato tardi e male (la mia prima lingua è l’italiano); ma proprio quella fatica mi serve da stimolo per scrivere in maniera diversa dal solito; anche perché il dialetto è una lingua aspra, concreta, che si presta poco al lirismo, e proprio questa è la cosa che mi piace. Tuttavia, anche in quei casi, raramente emergono echi della mia identità pugliese.

5) Ci sono autori nei confronti dei quali ti senti in debito? Autori che sono tuoi punti di riferimento?

Ce ne sono, ma la lista sarebbe davvero troppo lunga. Il primo libro che ho amato alla follia sono stati gli Ossi di seppia di Montale, intorno ai quattordici o quindici anni. Più o meno alla stessa età, leggevo ossessivamente – e senza capirci quasi nulla – anche due vecchi volumi Guanda con le poesie di Garcia Lorca, nella storica traduzione di Carlo Bo; però, sinceramente, non credo che in ciò che scrivo vi sia una qualche influenza di Lorca. Un’altra poesia che ricordo di aver amato moltissimo è The Love Song of J. Alfred Prufrock, di T.S. Eliot, che scoprii per caso nel mio libro di letteratura inglese e che tradussi da solo; ancor oggi potrei recitarla quasi tutta a memoria. (A pensarci bene, sono tutti autori che ho letto al di fuori della scuola: non a caso). Poi sono venuti
tanti altri poeti, troppi per nominarli tutti. Ad esempio, in Approssimazioni, il mio primo libro, si sente fortissima l’influenza di due modelli apparentemente opposti: Milo De Angelis (per la scrittura verticale, fortemente metaforica) e Valerio Magrelli (per l’esattezza visiva). Attualmente, gli autori che mi interessano sono i più anti-lirici, soprattutto quelli di lingua inglese: W.H. Auden, Philip Larkin, Ted Hughes, Simon Armitage, Anne Sexton, Seamus Heaney, Warsan Shire, Derek Walcott, Charles Simic, Billy Collins, Robert Lowell, Robert Creeley, solo per nominarne alcuni. Se poi ci sia un’influenza da parte loro in ciò che scrivo, non saprei dirlo.

6) Lavorando nella scuola, hai sperimentato un tuo sistema didattico per fare apprezzare la poesia ai tuoi studenti?

Non credo ci sia un sistema vero e proprio, però ci sono delle cose che per me sono importanti. Innanzi tutto, leggere bene: con sentimento ed espressione, ma senza enfasi, perché la poesia deve parlare da sola. Poi, evitare i tecnicismi fini a sé stessi: metrica, figure retoriche, generi letterari, scuole, movimenti…; si possono senz’altro insegnare, ma solo se si riesce a farne capire il perché, a dare una motivazione; se invece diventano un esercizio arido e autoreferenziale, fanno solo danni. Last but not least, credere in ciò che si fa, perché non si può insegnare ciò in cui non si crede.

7) Tra scuola e poesia il rapporto non ha mai funzionato, come dovrebbe riorganizzarsi la scuola per recuperare?

In parte, ho già risposto nel punto precedente.
Poi, nel mio piccolo, da un paio d’anni sto partecipando con le mie classi alle iniziative organizzate a Perugia dal gruppo Umbria Poesia, coordinato da Maria Borio, Costanza Lindi ed Elena Zuccaccia. Si tratta di incontri fra gli studenti e alcuni poeti contemporanei: ad esempio, sono venuti, fra gli altri, Maurizio Cucchi, Milo De Angelis, Gian Mario Villalta, Stefano Dal Bianco, Anna Maria Farabbi… Lo faccio soprattutto perché è importante che i ragazzi capiscano che la poesia non sta solo nei libri e che i poeti vivi esistono (certe volte me lo chiedono: “Prof, ma ci sono poeti vivi?”).
Però, va detto, a questi incontri non ho mai visto partecipare un solo collega di lettere. Mai. E questo, secondo me, è il vero problema: brutto e triste dirlo, ma la maggior parte degli insegnanti non conosce la poesia contemporanea. Per la maggior parte dei miei colleghi, tutto ciò che c’è dopo Ungaretti, Montale, Saba, Quasimodo è terra incognita. Se va bene, conoscono qualcosa di Luzi, di Pavese, di Pasolini, ma poco e male. Mi è capitato di nominare Sereni o Fortini (dico: mica sconosciuti qualsiasi…) e di riceverne in risposta sguardi vuoti e interrogativi. I programmi scolastici vanno svecchiati, avvicinati all’attualità, anche a costo di tagli dolorosi: saltare magari qualche poeta barocco, o Parini, o Alfieri, e avere il coraggio di arrivare a Bertolucci, a Giudici, a Penna, a Dario Bellezza, a Maurizio Cucchi, a Patrizia Cavalli, a Vivian Lamarque, a Raboni, a… insomma, ci siamo capiti.
Poi, diciamolo, sono anche i poeti che dovrebbero uscire dalla torre d’avorio e venire incontro al pubblico: ma su questo argomento si aprirebbe un contenzioso infinito, quindi chiudiamola qui.

***

Biografia

Sergio Pasquandrea è nato a San Severo (FG) nel 1975. Dai primi anni Novanta vive a Perugia, dove insegna Lettere in un liceo.
Nel 2014 è uscita la sua prima silloge, intitolata Approssimazioni (Pietre Vive/iCentoLillo) seguita da Oltre il margine (Fara, 2015) e Un posto per la buona stagione (Qudu, 2016). Nel 2017, è apparsa la seconda edizione, riveduta e ampliata, del suo primo libro, intitolata Approssimazioni e convergenze (Pietre Vive).
Ha inoltre pubblicato due plaquette: Topografia della solitudine (in “Pubblica con noi”, Fara 2010; seconda edizione, in e-book: Pietre Vive, 2017) e Parole agli assenti (in “Contatti”, Smasher 2011). Suoi testi sono stati stati pubblicati in riviste (“Scuola di poesia” de “Lo specchio”, a cura di Maurizio Cucchi; “Gradiva. International Journal of Italian Poetry”), su blog letterari (“Via delle Belle Donne”, “Carte sensibili”, “Poetarum Silva”, “La dimora del tempo sospeso”, “Words Social Forum”) e in varie antologie.
Collabora come giornalista e critico musicale con il bimestrale “Jazzit”; ha scritto inoltre per i blog “Nazione Indiana”, “La poesia e lo spirito”, “Jazz nel pomeriggio”, “Words Social Forum”, “Artmaker”, “Carte Sensibili”. Ha pubblicato nel 2014 il volume di racconti Volevo essere Bill Evans (Fara) e nel 2015 il saggio Breve storia del pianoforte jazz. Un racconto in bianco e in nero (Arcana Editrice). In preparazione, per EDT, un saggio dedicato al pianista Brad Mehldau.
Nel 2007 ha conseguito un dottorato in Linguistica presso l’Università di Pisa; dal 2007 al 2010 ha lavorato come assegnista di ricerca presso l’Università per Stranieri di Perugia, dal 2010 al 2015 è stato cultore della materia in Sociolinguistica presso l’Università di Perugia.
Gestisce inoltre due blog: “Ruminazioni” (http://ruminazioni.blogspot.it) e “Gusci di noce” (https://guscidinoce.wordpress.com).

i libri letti nel 2017: l’immancabile imperdibile immarcescibile lista

Narrativa (39 + 1 da finire)
Jean Ray, Malpertuis (cominciato nel 2016)
Antonio Lillo, Inventario dei sogni
Antonella Sbuelz, La fragilità del leone
Anatole France, Il procuratore della Giudea (racconto)
Gian Mario Villalta, Scuola di felicità
Gian Mario Villalta, Satyricon 2.0
Rocco Scotellaro, Qualcuno si distrae al bivio (racconto)
Vasilij Aksiònov, Il biglietto stellato
Wu Ming 2 / Antar Mohamed, Timira. Romanzo meticcio
Michael Ende, La storia infinita (con i bimbi)
Alberto Moravia, Storie della preistoria (con i bimbi)
John Williams, Stoner (in inglese)
Alberto Melis, Kamu dei lupi (con i bimbi)
Kurt Vonnegut, Galápagos
Le mille e una notte (edizione per bambini)
Kurt Vonnegut, Madre notte
Silvia Vecchini, Una foglia (racconto – con i bambini)
Madame de Duras, Ourika (in francese – cominciato nel 2016)
Jeff Kinney, Diario di una schiappa (con i bimbi – cazzata immane)
Jeff Kinney, Diario di una schiappa. Portatemi a casa (idem come sopra – appena un po’ meglio)
Gianni Rodari, Favole al telefono (con i bimbi: incantevole)
Ursula Le Guin, L’ultimo pianeta al di là delle stelle
Gianni Rodari, Novelle fatte a macchina (con i bimbi)
Vasco Pratolini, Cronache di poveri amanti
R.H. Barham/G. MacDonald, Due strane storie scozzesi
Johan Johansson, La simmetria imperfetta
Cormac McCarthy, La strada
Choderlos de Laclos, Le relazioni pericolose
Michele Mari, Io venìa pien d’angoscia a rimirarti
Sélim Nassib, Ti ho amata per la tua voce
Franco Buffoni, Il servo di Byron
Laura Pugno, Sirene
Jack London, Prima di Adamo
Enzo Tardia, Jack Kid
Michael Faber, Sotto la pelle
Gianfranco Manfredi, Splendore a Shanghai
Claudio Metallo, Presi a calci – Tre storie di fútbol
Anna Correale, Wendy
Claudio Metallo, Il sindaco
Francesco Cusa, Novelle crudeli (da finire)

Poesia (40 + 1 da finire)
Stefano Guglielmin, Ciao cari
Rachel Slade, Apocryphal House / La casa apocrifa
Raffaele Niro, L’attesa del padre
Milo De Angelis, Incontri e agguati
Paolo Castronuovo, Labiali
Clery Celeste, La traccia delle vene
Andrea Raos, Le avventure dell’allegro Leprotto e altre storie inospitali
Robinson Jeffers, Hungerfield/Campofame
Aa.Vv., Libro soci 2017 Pietre Vive
Anna Maria Farabbi, Dentro la O
Paolo Polvani, Il mondo come un clamoroso errore
Simona De Salvo, La camiceria brillante dei miei anni
Silvio Mignano, La nostra ribelle buona educazione
Giuseppe Gioacchino Belli, Sonetti (scelta antologica)
Vera Lucia de Oliveira, Ditelo a mia madre
Fabio Orrico, Della violenza. Una guerra di nervi
Jamie McKendrick, Chiodi di cielo
Vittorio Sereni, Un posto di vacanza
Stefano Dal Bianco, Prove di libertà
Michael S. Harper, Dear John, Dear Coltrane
Alessandra Romagna/Elvio Ceci, Pareidolia. Vedere ciò che non c’è
Brunella Bruschi, Gli occhi, la voce
Marco Colonna, Ani+ma
Antonio Lillo, SPAM (inedito)
Gian Mario Villalta, Telepatia
Luca Pizzolitto/Massimiliano Bardotti/Serse Cardellini, Ne abbiamo fin sopra i capelli, dell’umano
Fabio Pusterla, Ultimi cenni dal custode delle acque
Andrea Gruccia, Capelvenere
Valerio Magrelli, Guida allo smarrimento dei perplessi
Franco Buffoni, Pettorine arancioni e altre poesie
Antonio Bux, Kevlar
Simone Di Biasio, Partita. Penelope
Vincenzo Gunnella, Un naufrago altrove
Aa. Vv. (a cura di Michelangelo Pascale), Umbria. Omaggio in versi
Aa. Vv., Riflessi DiVersi. I poeti irlandesi ci raccontano
Maurizio Cucchi, Per un secondo o per un secolo
Alessandro Canzian, Il colore dell’acqua
Michele Paoletti, Breve inventario di un’assenza
Pino Simone, Datemi un posto
Anna Maria Farabbi, La casa degli scemi
Maurizio Cucchi, Poesie 1965-2000 (da finire)

Saggistica, biografie (31 + 2 da finire)
Leonardo Sciascia, La strega e il capitano
Marc Myers, Why Jazz Happened
Alyn Shipton, Groovin’ High. The Life of Dizzy Gillespie
Gian Mario Villalta, Padroni a casa nostra. Perché a Nordest siamo tutti antipatici
Wu Ming 1 / Roberto Santachiara, Point Lenana
Francesco Granatiero, Altro volgare. Per una grafia unitaria della poesia nei dialetti alto-meridionali
Angelo Panarese, Storia e trascendenza. L’idea di Dio e della donna nel Medioevo
Ashley Kahn, Il rumore dell’anima. Scrivere di jazz, rock, blues
Fred Hersch, Good Things Happen Slowly. A Life In and Out Jazz
Paolo Fresu, La musica siamo noi
Giampaolo Ascolese, Tim e Tom. Viaggio attraverso la musica jazz
Franco Fabbri, L’ascolto tabù
Stefan Zweig, Momenti fatali
Charles Simic, Il mostro ama il suo labirinto
Georges Duby, Il cavaliere, la donna e il prete. Il matrimonio nella Francia feudale
Carlo Rovelli, L’ordine del tempo
Georges Duby, L’avventura di un cavaliere medievale
Duccio Balestracci, Terre ignote strana gente. Storie di viaggiatori medievali
Charles Simic, La vita delle immagini
Mario Martone / Ippolita di Majo, Il giovane favoloso. La vita di Giacomo Leopardi
Valerio Magrelli, Nel segno di Zeichen (opuscolo abbinato alla lectio magistralis per Umbrialibri)
Anna Maria Farabbi, Perugia
Raffaella Sarti, Vita di casa. Abitare, mangiare, vestire nell’Europa moderna
Alessandro D’Avenia, L’arte di essere fragili. Come Leopardi può salvarti la vita (ripugnante)
Teodoro Custodero, Pensieri superflui sullo spirito ai tempi di Facebook
Vincenzo Cervellera, Murgia muore
Don Tonino Bello, Una fede sul limite
Paolo Giovannetti, La poesia italiana degli anni Duemila. Un percorso di lettura
Riccardo Falcinelli, Cromorama
Errico Malatesta, Al caffè. Conversando d’anarchia e di libertà
Angelo D’Orsi, 1917. L’anno della rivoluzione
Ben Ratliff, Every Song Ever (da finire)
Antonio Carioti (a cura di), 1917 Ottobre rosso. La rivoluzione russa: i fatti, i protagonisti, il mito (da finire)

Fumetti
Tex, nn. 675-686
Tex Magazine
Bonelli/Galleppini, Gli sterminatori
Classic Tex, n. 1
Boselli/Andreucci, Texone, Il magnifico fuorilegge
Color Tex n. 11, Cowboys
Colot Tex n. 12, Sparate sul pianista e altre storie
Boselli/Andreucci, Il vendicatore
Maxi Tex, Nueces Valley
Avventura Magazine. 100 anni di Galep una vita con Tex

Simeoni/Baiguera, Dollari d’argento
Vitaliano/Mosca, Razo, il brigante
Onofrio Catacchio, La mano nera
Morales/Ramacci, Fort Ticonderoga
Voglino/Landini, Ix B’alaam
Di Gregorio/Fattore/Di Vincenzo, Polvere di fata
Marzano/Bianchi, Il sangue dei mortali
Giacomo Bevilacqua, Lavennder
Manfredi/Mauro, Mugiko
Eccher/Forlini, La legge zero
Serra/Rosenzweig, Astromostri
Contro/Avogadro, Memoryville
Barzi/De Stena, Il cuore di Lombroso

Mercurio Loi, nn. 1-8
Lilith, n. 18

Vietti/Bignamini, I pionieri dell’ignoto
Enna/Siniscalchi, La bestia
Masiero/Valdambrini, Cheyenne
Falco-Bigliardo, Maurizio de Giovanni. Le stagioni del commissario Ricciardi: Il senso del dolore.

Orfani. Terra, vol. 1-3
Orfani. Sam, vol. 1-6

Lavezzolo/Essegesse, Kinowa, vol. 1-4

Sergio Toppi, Storie (“I grandi maestri”, vol. 6)
Colman/Cuzor/Thirault, O’ Boys – I vagabondi. Il sangue del Mississippi
Altan, Ada / Macao
Altan, Zorro Bolero / Franz
Muñoz/Sampayo, Alack Sinner. L’età dell’innocenza, voll. 1-2; L’età del disincanto, voll. 1-2
Stefano Casini, Moonlight Blues/Maschere
Sclavi e Cavazzano, Altai & Jonson, voll. 1-3
Attilio Micheluzzi, Siberia
Darwyn Cooke, Parker, voll. 1-4
Filippo Scòzzari, La dalia azzurra
Recchioni/Leomacs, Battaglia. Ragazzi di morte
Aa. Vv., Splatter. Profeti dall’inferno
Magnus, Necron, voll 1-7
Régis Loisel, Peter Pan, 2 voll.
Attilio Micheluzzi, Mermoz
Caput Mundi. I mostri di Roma, nn. 1-3
Recchioni/Leomacs, Battaglia. Lo stalliere
Alfonso Font, Taxi

Kazuo Koike & Goseki Kojima, Lone Wolf & Cub, n. 11-15, 17, 19, 22
Takehiko Inoue, Vagabond, n. 7, 8, 14-17, 22, 24, 50, 51, 52; Vagabond Deluxe n. 1, 11, 15-20, 25-27, 32, 35
Yuki Kodama, Jammin’ Apollon, volumi 1 e 2
Jirô Taniguchi, Venezia

Topolino, n. 3005, 3197 e 3198
Disney Natalissimo (dicembre 2014)
Topostorie: Archimede genio low-cost
I grandi classici Disney, 18 (luglio 2017)
Charles M. Schulz, Peanuts. Gli anni d’oro vol. 1 (1971-1972)

Rat-Man, nn. 118-122
Rat-Man Gigante, nn. 35-
Leo Ortolani, C’è spazio per tutti. La stazione – preview
Leo Ortolani, Oh! Il libro delle meraviglie

Rosinski-Van Hamme et al., Thorgal (ristampa, voll. 33-50)
Boucq/Jodorowsky, Bouncer, vol. 1-6
Bartoli/Recchioni, John Doe (ristampa), vol. 3
François Bourgeon, I passeggeri del vento. Viaggio in Africa
Max Bunker/Paolo Piffarerio, Fouché. Un uomo nella rivoluzione
Hermann, Le torri di Bois-Maury. Il viaggio di Aymar (Babette, Elisa di Montgri, Germain)
Hermann, Le torri di Bois-Maury. Oltre i Pirenei (Reinhardt, Alda, Sigurd)
Hermann, Le torri di Bois-Maury. Verso Gerusalemme (William, Il selgiuchida, Olivier)
Hermann & Yves H., Bois-Maury. La croce e la spada (Rodrigo, Dulle Griet, Vassya, Occhio di cielo)
Joe Kubert, Fax da Sarajevo
Silvia Vecchini / Sualzo, Fiato sospeso
Peyo, Il flauto a sei puffi
Silvia Vecchini / Sualzo, Forse l’amore
Silvia Vecchini / Sualzo, Disegni Diversi
Peyo, La puffetta. La fame dei puffi
Charlier/Giraud, Blueberry: La pista dei Sioux, Il generale Testa Gialla
Charlier/Giraud, La miniera del tedesco perduto, Lo spettro dai proiettili d’oro
Charlier/Giraud, Chihuahua Pearl, L’uomo che valeva 500.000 $
Charlier/Giraud/Rossi, Jim Cutlass, voll. 1-5
Nizzi/Boscarato, Larry Yuma, voll. 1-6
Elzie Segar, Braccio di Ferro nella Valle Nera
Elzie Segar, Alla ricerca di Braccio di Legno “Babbo di bordo”
Moebius, Il mondo di Edena. L’integrale
Bartoli/Recchioni, John Doe (ristampa, vol. 4)
Alan Moore/Alan Davis, The Complete D.R. & Quinch
Alan Moore/Jim Baikie, The Complete Skizz
Christin/Mézières, Valerian, vol. 1-11
Tome & Janry, Spirou + Fantasio. Mafia, Mädchen und Moneten (in tedesco)
Paolo Bacilieri, Fun
Gonano / De Luca, Il commissario Spada. L’integrale

Film (visti e rivisti – 50)
Star Wars Episodio IV. Una nuova speranza (o Guerre stellari, se preferite) – DVD
Star Wars Episodio V. L’impero colpisce ancora – DVD
Star Wars Episodio VI. Il ritorno dello Jedi – DVD
Vita di Pi, di Ang Lee (dove “Pi” sta probabilmente per “pippa”) – DVD
GGG. Il Grande Gigante Gentile, di Steven Spielberg – al cinema (dormito metà del film)
Star Wars Episodio I. La minaccia fantasma – DVD
Star Wars Episodio II. L’attacco dei cloni – DVD
Star Wars Episodio III. La vendetta dei Sith – DVD
Up (2009) della Pixar – DVD
Sing – al cinema (carinissimo, divertente, splendida colonna sonora)
The Great Wall, di Zhang Yimou – al cinema (mah…)
La vita è bella (ovvero: l’ultimo Benigni prima del rincoglionimento) – DVD
I puffi. Viaggio nella foresta misteriosa – al cinema, con i bimbi
State buoni se potete, di Luigi Magni – DVD
Chi ha incastrato Roger Rabbit? – DVD
Luther – mp4, rivisto a scuola per la nonsopiùquantesima volta
L’ultima valle – idem, come sopra
Pirati dei Caraibi. La vendetta di Salazar – al cinema, con i bimbi: fragoroso
Frankenstein Jr. di Mel Brooks – DVD
Lo chiamavano Trinità – DVD
Altrimenti ci arrabbiamo – DVD
Piedone l’africano – in TV, con i bimbi
Wonder Woman – al cinema, con i bimbi
Sweet Love, Bitter – su YouTube
I Called Him Morgan – a Umbria Jazz
Kung Fu Panda 3 – ri-visto in campeggio
Pets – sempre in campeggio)
Continuavano a chiamarlo Trinità – DVD
Banana Joe – DVD
Sandokan (sì, il vecchio sceneggiato TV con Kabir Bedi) – presso una biblioteca
Red e Toby nemiciamici – VHS
Operazione San Gennaro – in TV
War. Il pianeta delle scimmie – al cinema
La jetée (1962) di Chris Walker – su Vimeo
Ritorno all’isola che non c’è – DVD
Cattivissimo me 3 – al cinema, con i bimbi
I sette magnifici Jerry (1965) di Jerry Lewis – DVD
Poliziotto superpiù (1980) con Terence Hill – DVD
Io sto con gli ippopotami – DVD
Ponyo sulla scogliera, di Hayao Miyazaki – DVD
Il mio vicino Totoro, di Hayao Miyazaki – DVD
Lilo & Stitch (2002) di Walt Disney – in TV
Star Wars 8. Gli ultimi jedi – al cinema
Ribelle. The Brave – in TV
A Christmas Carol (2009) di Robert Zemeckis – DVD: la sagra del kitsch
Frozen. Il regno di ghiaccio – in TV
Uno sceriffo extraterrestre… poco extra molto terrestre – DVD
La carica dei 101 (film, 1996) – in TV
La carica dei 102 – in TV, stessa sera
Superfantagenio (1986) di Bruno Corbucci, con Bud Spencer – in TV (ingenuo…)

due epigrammi savoiardi

Bentornato, Maestà
 
Ritorna Sciaboletta,
accolto in pompa magna,
all’avito paese: all’Italietta,
la donna di bordello, la Gran Cagna.
 
* * *
 
Corti e ricorti
 
Ritorna Montanara,
ritorna Curtatone:
laggiù, nella sua bara,
sogghigna il Mascellone.
 
 
 
NOTA: Vittorio Emanuele III, com’è noto, era di bassissima statura (1 metro e 53), caratteristica che gli procurò parecchi soprannomi.
Uno era “Sciaboletta”, perché si diceva avessero dovuto fabbricargli una sciabola apposita, accorciata perché non strisciasse per terra.
“Curtatone e Montanara” (dall’omonima battaglia risorgimentale) era il soprannome dato al re e alla regina Elena, originaria del Montenegro; la perfida boutade è attribuita al Duca Amedeo d’Aosta, i cui rapporti con la casa regnante erano notoriamente non idilliaci.

thanks for all the funding

Dunque, il crowdfunding è finito e abbiamo raggiunto (anzi, lievemente superato) l’obiettivo.

Grazie a:
– tutti coloro che hanno contribuito;
– Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra che mi ha spinto a lanciarmi in quest’avventura;
– Edita e Alessandro Canzian, che l’hanno resa possibile;
– tutti coloro che, non avendo contribuito finora, vorranno farlo in futuro, acquistando il volume appena sarà disponibile.

A questo proposito: il libro andrà in stampa entro brevissimo, e appena pronto provvederemo a spedire le copie a chi di dovere.
Avviserò, a suo tempo, quando saranno in partenza.

Rimanete sintonizzati.