Treccani_L’Italia in piccolo

treccani

Che cosa ho fatto negli ultimi due anni?
Vabbè, un po’ di cose.
Ma una è stata questa: curare la scrittura dei testi per una serie di venti e-book, abbinati ad altrettanti filmati, che raccontano i venti comuni più piccoli d’Italia, uno per ciascuna regione.
Non l’ho fatto da solo, ovviamente: con me c’era tutta una squadra che ha lavorato sodo, sotto l’egida dell’Istituto Treccani.
Il risultato, lo trovate a questo link.

Qui sotto, copia-incollo il post con il quale Luciano Vanni, editore e direttore di Jazzit nonché coordinatore dell’intero progetto per conto di Treccani, annuncia ufficialmente l’uscita.

Roma, 8 aprile 2018 | Dopo due anni e mezzo di lavoro, posso finalmente annunciare che il progetto editoriale “L’Italia in Piccolo”, realizzato per conto di Treccani.it, è online all’indirizzo www.treccani.it/italia-in-piccolo: di certo è stata una delle più significative esperienze umane e professionali della mia vita, perché si è trattato di un lavoro prodotto dall’Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani e perché è giunto dopo numerose riflessioni e incontri con Massimo Bray, da sempre, un mio riferimento culturale e intellettuale.

> Ci sono voluti 115 giorni di reportage e 11.672 km in macchina per attraversare 20 regioni a fianco di 18 collaboratori e realizzare 4.000 fotografie, oltre 150 ore di girato, 80 video e 20 e-Book. Ovunque siamo andati abbiamo trovato accoglienza e generosità, e un sentimento autentico di quella bellezza e di quell’energia vitale che continua fortunatamente a manifestarsi sempre e comunque.

> Teniamoci cara questa ‘Italia in Piccolo’, perché non possiamo permetterci di perderla. Un paese muore quando non ha più abitanti, quando non ha più giovani, e nel momento in cui scompare condanna all’oblio non soltanto la memoria dei suoi cittadini, ma anche un insieme di mestieri, storie, abitudini, saperi, stili di vita e tradizioni che ci hanno lasciato in eredità i nostri antenati. E, cosa ancora più drammatica, viene a mancare in tal modo un pezzo della nostra civiltà, patrimonio capillare di esperienze che hanno contribuito a rendere l’Italia ciò che è. Ogni abbandono cancella secoli di lavoro e di sacrifici, sgretolando frammenti della nostra identità sociale e culturale. Insomma, ogni paese che si frantuma a livello sociale è un dramma che rischia di indebolire il futuro dell’Italia, perché senza una vita autentica – ovvero quella non condizionata e piegata alle esigenze dei turisti –, vissuta nei piccoli borghi e nei paesaggi più remoti, la nostra memoria corre il pericolo di essere lasciata alle pagine dei sussidiari scolastici o peggio ancora di essere conservata e chiusa nei musei. E allora sì che l’Italia non avrebbe più futuro.
È bene comprendere quanto prima che la nostra nazione non coincide con le città d’arte o con le sue metropoli, e neppure con le più affascinanti città di provincia: l’Italia che ha rappresentato da sempre un faro per le civiltà di tutto il mondo, è anche quella che non fa notizia e che si può raggiungere solo ed esclusivamente tramite vie secondarie, o addirittura attraverso sentieri e strade sterrate.
L’Italia che ha fatto la storia è anche quella delle tante piccole comunità locali che hanno saputo adattarsi a climi e territori impervi, che hanno avuto capacità e talenti straordinari nell’artigianato, nella coltivazione e nell’allevamento, che hanno costruito con gusto ed eleganza le tipiche case rurali, favorendo lo sviluppo di un vasto tessuto lavorativo di artigiani, muratori, falegnami e scalpellini. Questi siamo noi, figli di civiltà e popoli che ci hanno lasciato in eredità un patrimonio capillare di storie, tradizioni, biodiversità, endemismi, competenze e testimonianze artistiche disseminate ovunque, da nord a sud, senza distinzione alcuna. Ed è bene ricordarsi quanto prima che l’Italia non coincide con il suo patrimonio storico-artistico, ma vive negli occhi, nelle mani, nelle idee, nelle esperienze e nei cuori di tutti coloro che, anche nei luoghi più remoti, l’hanno vissuta.

> Mi auguro che il lavoro sia di vostro gradimento e che generi interesse e curiosità nel pubblico: aiutateci a condividere e a comuncare questo progetto.

> Ringrazio di cuore, senza ordine, Massimo Bray, Luigi Romani, Chiara Giordano, Arianna Guerin, Giovanni De Stefano, Angelica Lugli, Sergio Pasquandrea, Mario Struglia, Francesco Truono, Andrea Ranalli, Alessandra Colonna Lorenzo Monacelli, Silvia FE, Lorenzo Biadi, Fabrizio Orsola, Alessandro Schiazza, Gianluca Grandinetti, Davide Baroni, RedFox Labelle e Anna Martella.

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rimario

“Poeti” rima con anacoreti
segreti asceti preti nomoteti
e infine con esteti e con profeti.

Però “poeti” rima anche con yeti
indiscreti miceti prosseneti
e pure con analfabeti e peti.

Insomma: mai fidarsi dei poeti.

e se non mi volesse bene?

Un ricordo

Non dormo. Vedo una strada, un boschetto,
che sul mio cuore come un’ansia preme;
dove si andava, per star soli e insieme,
io e un altro ragazzetto.
Era la Pasqua; i riti lunghi e strani
dei vecchi. E se non mi volesse bene
pensavo e non venisse più domani?
E domani non venne. Fu un dolore,
uno spasimo verso la sera;
che un’amicizia (seppi poi) non era,
era quello un amore;
il primo; e quale e che felicità
n’ebbi, tra i colli e il mare di Trieste.
Ma perché non dormire, oggi, con queste
storie di, credo, quindici anni fa?

Umberto Saba

graveyard selfie

Il disagio che provo nei confronti dei miei libri deriva dal fatto che sono tutti postumi.
Un libro rappresenta la conclusione di un percorso che ritengo esaurito, e che fisso su carta in modo da potermene liberare. In altri termini, ciò che leggo su quelle pagine è un me stesso che già non esiste più.
È come contemplare la propria fotografia su una lapide.

zoologia fantastica (2)

Ulula il lupo per il bosco cupo.
Giù pel dirupo il cacciatore Lapo
esclama: “Oggi quel lupo me lo crepo:
da tempo egli è per me un grattacapo”.
Ciò detto, indossa un caldo copricapo
ed esce a caccia. Ma che rompicapo!
Di pelo trova appena qualche scapo
e d’orme nulla. “Ecco che il giorno sciupo
invano!”, dice; e torna dal suo pupo.
Domani, certo, tenterà daccapo.

* * *

La rana nana, al buio della tana,
pensa: “Sorte balzana! Qui, in malsana
palude dimorar, di settimana
in settimana, inferma di scalmana,
senza un’urbana compagnia, villana
e derelitta, esposta alla buriana!”
Ma mentre geme, con la tirlindana
il pescator l’acchiappa e se la sbrana
come antipasto per l’amatriciana.
Mi possano accecar s’è una panzana!

avviso al lettore

Codesto solo oggi possiamo dirti:
che ore sono, che tempo fa, che giorno
si annuncia, cosa ho messo dentro il forno.
Chiedo scusa, ma questo posso offrirti.

Non è niente, lo so, di che stupirti:
del resto anche i poeti, oggigiorno,
non sono il piatto forte, ma il contorno.
Non chiedermi di illuderti o rapirti.

Il poeta è un vizioso, è un perdigiorno:
non può fare di meglio che mentirti,
sgobba poco e si sveglia a mezzogiorno.

Dammi retta, tu pensa a divertirti,
oppure va’ a guardarti un bel film porno.
Non c’è chiave che mondi possa aprirti.

zoologia fantastica (versi del primo aprile)

La starna

La starna storna vive sulla Marna.
Strana la starna, affusolata e scarna,
senz’unghie o corna, timida e notturna,
vaga, ma torna sempre quando aggiorna.
Cova nell’urna, che di fiori adorna,
d’uova una terna, con cura diuturna.
O taciturna, solitaria starna,
che tua basterna scavi nella marna,
dolce e materna, istinto ti governa.
Ed è per ciò ch’io ti sento fraterna.

* * *

Il piranha

Nuota il piranha, senza mai una lagna,
nei fiumi di montagna, in Nueva España.
Quando il turista incauto s’accompagna,
e il piede bagna in acqua immota e stagna,
per il piranha allora è una cuccagna,
ché gli si mette adunco alle calcagna
e come una lasagna se lo magna.
Tristo piranha, acquatica magagna!
Solo restituisci alla campagna
quattr’ossa e un po’ di dura cuticagna.