de profundis

E adesso?
Tutto è compiuto
non c’è più speranza

la luce è diventata terra
la carne è gialla
non c’è tempo per la redenzione

nessuno di questi corpi
conoscerà il giorno
il sole che odora di limoni.

Caravaggio, Il seppellimento di Santa Lucia (1608)
Siracusa, Chiesa di Santa Lucia alla Badia

deus absconditus

Avete un bel cercarmi: potrei essere
l’uno o l’altro degli angeli in caduta
o nascondemi nel buio catramoso
inviolato dalle torce

o ancora aspettare il mio turno
per un sorso denso di pietà
prima di finire disteso
sopra un lenzuolo sporco

ma state sicuri che ci sono
sbucherò fuori al momento giusto
per ora lasciatemi dormire
in questo grumo di vernice.

Caravaggio, Le sette opere di misericordia (1606-1067)
Napoli, Pio Monte della Misericordi

ut pictura poesis

Antonio Vincenti, in arte Sualzo, fa fumetti.
Silvia Vecchini fa poesia (e anche altro).
Antonio e Silvia sono marito e moglie.
Allora si sono detti: perché non prendere i classici due piccioni con una fava?
E io dico: hanno fatto bene. Il blog si chiama DisegniDiVersi e questo è un esempio di ciò che ci potete trovare.

Di notte mi sveglio per i bambini
mentre il buio preme alle finestre
rimbocco coperte, sento il cane rigirarsi
nella cuccia, chiudo un rubinetto
che goccia nel bicchiere, torno
a letto e ti guardo. Le tempie
chiarissime libere dagli occhiali,
ti bacio senza svegliarti, senza
chiederti se anche per te è uguale
se ti fa male il pensiero che sarebbe
potuto non capitare, che avrei potuto
non incontrarti, mai amare.

disegni di Antonio Vincenti (Sualzo), versi di Silvia Vecchini

vox clamantis

I have measured out my life with coffee spoons;
I know the voices dying with a dying fall
Beneath the music from a farther room.
So how should I presume?
(T. S. Eliot, “The Love Song of J. Alfred Prufrock”)

 

oggi – perdonami – non scrivo di te
scrivo a te – di me
che è in fondo lo sai come
scrivere a me

scrivo perché non so più usare la voce
ammesso che l’abbia mai saputo
e perché chilometri d’aria
mi separano dalla tua

troppe facce mi guardano dallo specchio
giuro ho provato ad ascoltare
quelle che mi arrivano
non sono più parole

era così bello una volta avere
a disposizione tanto spazio
il silenzio pareva inviolabile
non richiedeva spiegazioni

e il tempo il tempo non era nemmeno
in discussione il tempo era lì
come un dato di fatto
una verità infrangibile

che cosa si è perso – mi chiedo
di così essenziale
e quanto andrebbe a dissiparsi
al solo articolare una falange

sembra così vasto ormai
il lavoro dei giorni
così lontane le ultime propaggini
del mio stesso corpo

tutto ciò che volevo chiederti
me ne accorgo solo adesso
è una scheggia di luce
inflitta alla paralisi

vecchie e bellissime

perché siamo creature vecchie e bellissime, anima mia,
non sogniamo più la perla unica in fondo alla notte

sappiamo ridere della scrittura che ci tesse la faccia
mentre ne lecchiamo via i segni con quel gioco di lingua

abitiamo il plesso della nostra clessidra
custodendo interiormente la sonorità

del passaggio

 

Anna Maria Farabbi
da “Abse”, Ponte del Sale, 2013

devozioni

I morti a cui ho voltato le spalle
non conoscevano altro cielo
se non quello che li inzuppava
o gli cuoceva le spalle.

Non sono sicuro se pensassero
di abitarlo un giorno – o se
gli bastasse incrociare le braccia
nel silenzio della terra.

Avevano palmi spessi
ossa curvate verso il basso
e i loro occhi decifravano
alfabeti che non ho mai imparato.

consigli per gli acquisti

E’ disponibile, sul sito dell’editore Il Formichiere (Foligno), l’antologia “Poeti umbri contemporanei”, agile tomo di 847 pagine formato 23×14,5 cm, brossura con alette, peso 1,100 kg (quanto un filone di pane, di quello buono).
Prezzo 35 euri.

Ci sono dentro 149 poeti di tutte le sorte, tra cui il sottoscritto.
(Che probabilmente, dopo 21 anni, si può ormai considerare “umbro”, mentre nutre forti dubbi sul “contemporaneo”).