capolavori

in questa piazza si possono ammirare
i capolavori dell’incuria:
uno che sta vicino al muro
come un bassorilievo
un altro ha grossi chiodi
nelle vene.
il vecchio poeta limotta
con gli occhiali da sole,
zio francesco malapaga
che parla a una delle figlie
col telefonino,
appoggiati al solito muro
pinuccio e peppino.

(Franco Arminio)

in qualche punto dello spazio


Il buio è pieno di lacrime
Quando Albert è tornato dalla
tomba, non aveva il sax. Ci
ha chiesto di cercarlo &
noi gli abbiamo detto di sì.

Ha detto che sarebbe tornato appena
lo trovavamo. Lui era in qualche punto
dello spazio, drogato da Religione
& Mafia.

Gli ho chiesto se era stato
ammazzato.

“Certo”, però avrebbe
risposto a tante domande allo stesso modo.

“Ammazzato da Dio! Sono stato
stupido a credere
in lui!”

soltanto ciò che mi diverte

è vero sì che non scrivo più
ormai se non
per me

d’altro canto però scrivo soltanto ciò che
mi
diverte

non se ne parla proprio
dicono in molti la morale e
il divertimento
si escludono a vicenda

ma io lo scrivo in
una
riga

indignatevi il cielo è azzurro

Alfred Andersch
(traduzione di Anna Maria Curci – da qui)

* * *

zwar schreibe ich jetzt nicht mehr
nur noch
für mich

andererseits schreibe ich nur was
mir
spaß macht

ausgeschlossen
sagen viele moral und
vergnügen
schließen sich aus

ich aber schreib’s in
eine
zeile

empört euch der himmel ist blau

il blues delle pompe antincendio


‘Round Midnight

Quella strada dove la mezzanotte
è rotonda, la luna piatta
& blu, dove fanno assoli le pompe anticendio
& si aggirano certi jazzofili e osservano
è il mondo di Monk

Quando l’ho visto l’ultima volta, girandomi
esaltato da un 78giri, ringhiando
un paesaggio di funk strafatto

Quando gli ho parlato l’ultima volta, uscendo
dal Vanguard, mi ha aggiurnato sui
miei stessi segreti, come Nat
ha afferrato i numeri & le lettere
che soffiano attraverso l’erba
iniziali e invocazioni del passato

A tutte le domande che gli ho rivolto Monk ha
risposto inizialmente
con un basco in testa. Perché
un gran sacerdote ci stava fissando
Perché i tasti neri erano importanti. E chi era
avvolto nella comune magia
come una strada svuotata i ogni cosa
tranne che di strani uccelli

L’ultima volta che Monk ha sorriso io ho letto
il diario del pianoforte. Quelle dita
in cui collezionava i tuoi sentimenti
La misura segnata con un cerchietto per sottolineare
La risata anonima di fumo
& manifesti

Monk portava con sé equazioni che ti ballava in faccia.
“Che succede?” Dicevamo, mentre lui si lanciava & roteava. “Che succede?”

“Tutto. Sempre.

Ad ogni infinitesima frazione
di secondo”.

Come una porta, che aveva aperto, senza scomparire
eppure restando un profilo distante
di rivelazione confidenziale.

Ehi, dico! Adesso Trane piaceva proprio a monk
senza un chaser da bere fino all’ultima
goccia. & Trane avvistato all’altezza del sesto o settimo
pianeta della

Theloniousfera.

Dove le pompe antincendio urlavano i blues
& la notte aveva una bocca lucente
& scacciava robe volanti.

(Amiri Baraka)

quando sei tu

Il tempo è contro di noi
ma questo accade solo perché
non è bene raggiungere
la felicità a passi troppo brevi.

Ci vogliono notti bianche
scambi febbrili di notizie
potenzialmente letali
e interruzioni del fiato

prima di te – prima
delle parole – ma soprattutto
prima del silenzio:
hai mai notato

come brillano i tuoi occhi
quando non parli – quando
nemmeno ci stai pensando
quando sei tu – in piena luce.

c’è…

 

C’è una donna.
Ha grandi occhi neri, dita lunghe, un petto da uccellino. A volte vola talmente vicina alla felicità che si brucia la punta delle ali e poi scappa.
Mi somiglia, in questo. Abita gli angoli in penombra, quando le capita di fissare il sole si meraviglia dei colori.

C’è una donna ed è mia sorella. L’ho saputo tardi, ma quando l’ho saputo ho anche saputo di saperlo da sempre.
La mia sorellina è alta e vive lontana da me, ma è anche piccola piccola e sta in un cantuccio della mia gabbia toracica di cui solo io possiedo la chiave. Ogni tanto la sento muoversi, con un brusio lieve, con quello stesso frullo d’ali che fanno i pettirossi quando abbandonano il suolo.

C’è mia sorella che mi parla, quasi sempre da lontano. C’è mia sorella e ci sono io, ma non è vero, perché c’è una sola persona, solo che qualcuno l’ha spezzata in due e ha lasciato che le due metà se ne andassero in giro per il mondo.
Poi si sono incontrate, è vero. E da allora, di tanto in tanto, attraversano porzioni di pianeta per ricongiungersi.

C’è la mia sorellina che è bella, bella, bella. C’è la mia sorellina che ha due cuori, e i due cuori fanno rissa l’uno con l’altro, e la mia sorellina ha tanti lividi sul petto che vorrei curare e non posso.
Una volta l’ho abbracciata e l’ho sollevata dal suolo, e non pesava nulla, non pesava più di un soffio di brezza, perché non ero io a sollevarla, era lei a venirmi incontro, a cercare il suo posto tra le mie braccia.

 

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