a memo from Geneva

Prendi nota per favore
le cose davvero importanti
vengono sempre pronunciate
nel bel mezzo di una conversazione
quando il tempo del coffee break
è agli sgoccioli – cose
come ad esempio Non perdiamoci
di vista oppure
Sei matto come farei
io senza di te?
Le grandi lettere invece
rimangono bozze svaniscono
nelle memorie elettroniche
fino al prossimo abbraccio al prossimo
ingorgo di sillabe in fuga.

e, è

SINTAGMA

uno spavento a due teste
io e te
basta una sbavatura e
io è te
diluita e sparsa chissà dove tra la
pelle
assorbita come sudore

ma io diversa da te
io separata da te
se vuoi possiamo unirci
sovrapporci
combinarci
nelle infinite possibilità grammaticali
– io con te io tra di te io sopra sotto dietro davanti
di a da in con su per tra fra tutte ma non quella con la e -
succhiarci via tutti i liquidi
prosciugarci
e però poi, asciutti, staccarci – io da te,
fino a che non ci sarà da succhiare di nuovo

(Elena Zuccaccia)

body torque

Ragazzo scegli bene
dove guardare – la verità
è in agguato

il punto di fuga si è perso
al di là della tua testa
nel tramonto luttuoso

nel gemito sospeso
del fanciullo che scopre
l’interno delle cosce

quanto avresti fatto
meglio a terminare la cadenza
adesso e per sempre

sarai escluso dal colloquio
esiliato dalla carne
inchiodato alla torsione.

 

nell’immagine: Tiziano, Venere e un organista

pioggia, luce

Già disposta a cucchiaio
sciolta ogni tensione
nell’azzurro del grembo
riceverà la pioggia

per questo si è preparata
si è resa lisce le clavicole
si è spalmata di luce
fino ai malleoli

per questo guarda fisso
ciò che non dovrebbe
perché è lei a splendere
a perforare l’ombra.

nell’immagine: Tiziano, Danae del Prado

as I lay

C’era tutto quell’abbaiare
intorno alla mia morte
il mio corpo non riusciva
nemmeno a piegare uno stelo

c’era l’afrore dell’inguine
il pelo mi graffiava la fronte
proprio mentre morivo
accogliendo il sangue tra le mammelle.

 

nell’immagine: Piero di Cosimo, La morte di Procri

much ado

Quanto chiasso per nulla
è lei stessa a dirvelo
i suoi piccoli seni divisi
il serpeggiare dei polpacci

il suo nudo divora gli sguardi
tutto il resto è rumore di fondo
ingorgo di rette sghembe
il sole trapassa i vetri senza fretta.

nell’immagine: Tintoretto, “Venere, Marte e Vulcano”