“Approssimazioni” in Puglia

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… “la città del mio pensiero / dove prospera la vite / e l’inverno è alquanto mite”. Chi ha letto Andrea Pazienza sa di che cosa parlo.
A San Severo (pron.: Sanzevéiro, con la “z” dolce, please), provincia di Foggia, il prossimo mercoledì, 22 aprile 2014, avverranno due fatti storici.
Il primo è che io tornerò al mio paese, evento che merita la stessa attenzione delle eclissi, dei terremoti e dei cambi di pontificato.
Il secondo è che incontrerò Antonio Lillo, dopo anni di frequentazioni puramente telematiche. Nell’occasione, presenteremo il mio/suo/nostro (mio come autore, suo come editore, quindi nostro) ultimo libro di poesie, “Approssimazioni” (Pietre Vive, 2014).
L’incontro avverrà alle ore 20, presso le Cantine d’Araprì (via Enrico di Troia, 12). Interverranno anche il poeta Enrico Fraccacreta, l’attore Luigi Minischetti e il guppo jazz Bulles Notes Quartet. Seguirà rinfresco.
Insomma: poesia, musica, il bel cielo della Puglia, e alla fine si mangia pure. Che volete di più, il sangue?
Chiunque voglia partecipare è il benvenuto. Si entra pure a gratis, pensate un po’.

* * *

Ma, dato che noi pugliesi non ci facciamo mancare proprio niente, per chi si dovesse perdere l’evento (oppure volesse addirittura duplicarlo), due giorni dopo, giovedì 24 aprile, io e l’inestimabile Lillo saremo a Locorotondo (BA), presso la Libreria “L’Approdo” (Largo Mitrano, 5).

Presenta Daniela Gentile, ospite Michela Neglia, autrice delle bellissime illustrazioni che arricchiscono il libro. Anche qui, è previsto un momento musicale i cui dettagli sono in via di definizione.

Oh, io sono in tour. Il mio fan club si mobiliti.

esattamente

Potrebbe essere una giustificazione
il fatto che oggi a Santa Maria Rossa
almeno metà del cielo sia serena
e che l’altra metà – nonostante
i cumulonembi che torreggiano
pronti a scaricare pioggia –
sia gentilmente modellata dalla luce
questa luce dorata quasi orizzontale
che depone lungo la strada le ombre
dei tronchi e gonfia il rosa
della tortora appollaiata sul cancello.
È così grande il cielo a Santa Maria Rossa
alle cinque e ventisette del pomeriggio
esattamente a quest’ora in questo punto.

“per me già si piacciono” (una poesia di Silvia Vecchini)

Il nostro matrimonio
compie quindici anni
se fosse un ragazzino saprebbe ormai
guidare un motorino
andrebbe a zonzo a cercar ragazze,
farebbe il grande per poi tornare
con la coda tra le gambe
sbatterebbe la porta
resterebbe a letto qualche volta
fino a mezzogiorno.
Se fosse una ragazzina
avrebbe innamorati attorno
eppure s’infilerebbe i pattini
sfidando una discesa
andrebbe a fare la spesa
sbagliando il conto, studiando
userebbe troppi colori
guarderebbe sempre fuori.
Li vedi? Per me già si piacciono
eccoli abbracciati, dentro
ci siamo noi
anche soltanto immaginati.

Nell’immagine: un disegno di Antonio “Sualzo” Vincenti
(che è, per inciso, l’altra metà del matrimonio di cui si parla qui)

l’unico spiraglio (poesia con appendice)

Non puoi fingere di non esser triste
e non puoi rimangiarti l’allegria
il tempo del tuo respiro mi parla
fin troppo chiaramente.

Ecco – il punto è proprio questo – il tempo:
se le parole sanno o no trovare
l’unico spiraglio a disposizione
la chiave del tuo petto.

* * *

Appendice

Ho appena scritto una poesia
e mi viene voglia di nascondermi
quasi mi fossi accorto di avere
la patta aperta
o un buco in un calzino.
Eppure ho scritto. Eppure
immagino queste parole stampate
la mia pelle divaricata.

perdona la confusione (tre poesie di Massimiliano Bardotti)

Tu pensi al futuro
io ti amo adesso.
Le previsioni del tempo annunciano neve.
I miei scarponi sono in cantina
ho paura del buio.
Mi verrà un raffreddore.
Mi presti il tuo maglione?
Il dolore è liquido
mi sporchi la maglietta col mascara.
Il mio amore è confettura
tu odi i cibi estremi.
Stringimi la mano
i tuoi occhi fanno paura.
Le unghie finte mi mettono tristezza
le tue natiche di panna mi annoiano.
Il futuro è arrivato
un tempo ti amavo.

* * *

Perdona la confusione dei letti singoli.
Il mio cardigan bottoni blu
ha perso carattere.
Indosserò una giacca lillà
in città col cappello in mano
turisti protagonisti
del musical sugli immigrati.
I tuoi passi di danza sono migliori:
non sei stata scritturata.
Il talento rende meno del seno al silicone.
Quanta fantasia ti è rimasta?
Potremmo amarci là
nel cantiere dei romeni.
Lo faremo come i cani
e non ci vedremo mai più.

* * *

La tua faccia spunta dal finestrino del treno
il tuo deodorante macchia la maglietta.
Scuoti la mano
simbolo del saluto.
Seguo il suo oscillare
rapito dal gesto.
La macchina di ferro sbuffa
la dentiera del capostazione ha i brividi.
Tentenna una signora
l’ultimo passo prima di salire.
La macchina di ferro ha un sussulto
la tua mano non smette di oscillare.
Ho il terrore di non uscire da questa scena.
Sudore ascellare
deodorante in imbarazzo.
La traccia accanto al seno
stanotte sognerò.
L’abbandono
l’incubo ricorrente.
Sei felice mentre ti allontani
libera.
I finali tristi hanno più dignità.
Risucchiata dal sedile ti immagino svanire.
Con mani in tasca imbocco una strada
chino la testa
bavero alla via col vento
da condannato il passo.
Sei lontana ormai.
Nell’aria l’odore volgare del tuo deodorante.

anche una sera come questa

 

La domanda di stasera è se indossare
una faccia consona
o se invece favorire gli attriti.

Mi pare già di vedere tutti i loro sogni
della prossima notte
però solo io conosco la strada
per affondare tra un seno e l’altro

so quanto sono attutiti lì i rumori
quanto è dolce l’asfissia
quanto è vero e pulito quel calore.

Qualcuno è rientrato in una scia d’aria
ma io ora troverò un posto
dove scrivere dei versi
dopo mi dedicherò alla tua bocca.

Anche una sera come questa può offrire qualcosa
per esempio il tuo morso di faina
e il buon sapore del sangue.

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nell’immagine: Suzanne Valadon, “Nudo di schiena allo specchio” (1910)