io, noi, voi

Dante, aprendo la Commedia, scrive:

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura.

Il poema, pur così potentemente pervaso della personalità dantesca, si pone da subito in un’ottica collettiva. Il mi è in realtà – allegoricamente – un ci, e la vicenda individuale si amplifica in una universale.

Una cinquantina d’anni dopo, Petrarca apre il Canzoniere con:

Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono
di quei sospiri ond’io nudriva il core
in sul mio primo giovenil errore…

L’unità del “noi” si è scissa in una diade voi / io, dove è l’Io a raccontare la propria esperienza, proponendola all’ascolto di un Voi esterno. L’identificazione è solo ipotetica, ottativa, basata sulla consonanza di esperienze individuali (“ove sia chi per prova intenda Amore / spero trovar pietà”).
(Dove invece i “fedeli d’amore” stilnovistici erano un gruppo accomunato già in partenza da una consonanza innata: il “cor gentile”, al quale Amore “rempaira […] come l’augello in fronda”).

Ecco, quello che è successo in quei cinquant’anni è stato definitivo, almeno per la tradizione lirica occidentale. Tutti i tentativi di scardinarlo, finora, sono andati a vuoto.
Nous sommes Petrarca, che ci piaccia o no.
(E a me non piace granché).

guardia medica

Viene alla macchinetta sorridendo
prende il suo caffè
e sempre sorridendo va via
rivolgendomi all’andata e al ritorno
un saluto. Su di lui misuro
l’ortogonalità della mia schiena
su di lui che avanza
sbilenco a sinistra e per parlare
deve inalare ossigeno
ad alta pressione
su di lui metto in scala
il mio minimo dolore passeggero
il mio passaggio di un’ora e mezza
nel corridoio bianco.

oniregetica

“che poi si fa notte
fra le sponde morbide del sonno
nel chiudersi dentro il suono
del tuo corpo con il mio”
(Antonella Taravella)

Prima di avventurarsi
nei sogni è bene avere saldo un punto
d’appoggio sulla terra
e procurarsi un’ancora
una gomena tesa verso il porto.
Io non ne ho mai trovata
una migliore del tuo seno destro
che a volte stringo troppo
(lo so) quando mi perdo
in qualche punto morto della notte.

e lontano, lontano…

È tutta la mattina
che ricerco l’immagine più adatta
per descrivere il tuo
ricordo che si affaccia
dai crocevia del giorno appena nato.
E ho trovato immagini di ogni tipo
che non sto ad elencarti
nei dettagli – immagini perlopiù
fatte d’aria e tepore
o di cose leggere
e vaganti. Vorrei
consegnartene una
perlomeno – ma proprio non so scegliere.
Spero che tu mi creda
sulla fiducia – come sempre hai fatto –
e che riesca a sentire
anche l’abbraccio che non posso darti.

anamnesi

Certo non avrebbe mai pensato
di poterla ricordare così bene
era stato ancora meno di un istante
una torsione del collo
sufficiente ad esporne la linea
non era servito molto altro
anzi il seguito era stato più o meno
superfluo – un minimo allineamneto
dei margini a rendere impraticabile
la separazione.

go blank

Se provi a guardare a occhi freddi
la pelle della schiena
quando è ancora fumante
e mi guidi la mano verso il seno
ecco allora si può rivelare
la vera voce a patto che lo sguardo
sia tenuto altrove
è quello il difficile quando gli incastri
tendono a saltare è meglio
faccia tutto la gravità
che ci estrae di bocca parole mai pensate
i cali di tensione cancellano la memoria
ai margini della morte lasciami
cadere addosso il bacino
i fianchi macchiati dalla gioia
non chiedere nulla in anticipo.