cronaca

A quanto pare Anna Maria Franzoni
esce ogni giorno per fare la spesa.
Ha il marito, due figli, si proclama
innocente; però non vive a Cogne.
Erika è laureata, la sua tesi
in Lettere: su Socrate, Platone
e la ricerca della verità.
Ma non trova lavoro, si lamenta:
“È il mio passato”. Ha trentaquattro anni.
Omar ha moglie, un figlio, fa il barista.
Olindo e Rosa sono entrambi in carcere,
però si vedono due volte al mese.
Lui cura l’orto, segna tutti i giorni
quali piante ha innestato, quali fiori
sono sbocciati e quali sono morti.
Io non mi so indignare: tutti i torti
non li hanno, né io ho tutte le ragioni.

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i miei racconti jazz su Radio Emilia Romagna

Rilancio questa cosa bellissima: su Radio Emilia Romagna, due miei racconti, tratti da “Volevo essere Bill Evans”, libriccino di qualche anno fa, che continua a vivere grazie all’impegno dell’editore Alessandro Ramberti.

Qui il podcast.

misiristampa (misi)

Condivido la scoperta che ho appena fatto, passando per caso in libreria.
L’editore Arcana ha ristampato la mia “Breve storia del pianoforte jazz”, uscita in origine nel 2015 e passata pressoché sotto silenzio, tranne per quegli happy few che l’hanno letta.

Sapevatelo. E, se volete, approfittàtene.

una poesia di Debussy

 

Greto

Cadono i crepuscoli sul mare,
seta bianca ed esile.
Le onde, simili a piccole folli,
ciarlano, ragazze all’uscita di scuola,
tra il fusciare delle vesti,
seta verde iridata!
Le nuvole, solenni viandanti,
concordano la prossima burrasca,
e davvero è uno sfondo troppo solenne
da acquerello inglese.
Le onde, le piccole onde,
non sanno più dove mettersi,
perché ecco il maligno acquazzone,
frusciare di gonne svolazzanti,
seta verde impazzita!
Ma la luna, che tutti compatisce,
porta pace nel grigio conflitto
e lenta carezza le piccole amiche
che s’offrono come labbra d’amanti
al bacio tiepido e bianco.
Poi, più nulla…
Solo le tarde campane
di chiese fluttuanti!
Angelus delle onde,
seta bianca acquietata!

Claude Debussy – da «Proses Lyriques», 1892
(traduzione mia)

* * *

Grève

Sur la mer les crépuscules tombent,
soie bianche effilée.
Les vagues, comme de petites folles,
jasent, petites filles sortant de l’école,
parmi les froufrous de leur robe,
soie verte irisée!
Les nuages, graves voyageurs,
se concertent sur le prochain orage,
et c’est un fond vraiment trop grave
à anglaise aquarelle.
Les vagues, les petites vagues,
ne savent plus où se mettre,
car voici la méchante averse,
froufrous de jupes envolées,
soie verte affolée!
Mais la lune, compatissante à tous!
vient apaiser ce gris conflit
et caresse lentement ses petites amies
qui s’offrent comme lèvres aimantes
à ce tiède et blanc baiser.
Puis, plus rien…
Plus que les cloches attardées
des flottantes églises!
Angélus des vagues,
soie blanche apaisée!

lo strano, oscuro potere

Versi al risveglio

Alle piccole membra di questi versi ancora
pende rugiada notturna.
Dalla muta sorgente, a cui i cavalli
abbevera il mattino,
li ho tratti.
Tremano ancora, come appena desti.
L’occhio vacilla ancora, come privo di senso,
se non quello dello strano, oscuro potere,
che laggiù, nell’abisso, vive.

Christian Morgenstern (1871 – 1914)
traduzione mia

* * *

Verse beim Erwachen

An dieser Verse kleinen Gliedern hängt
noch Tau der Nacht.
Ich hab’ sie aus dem stummen Born, darin
der Morgen seine Pferde tränkt,
heraufgebracht.
Sie frösteln noch, als eben erst erwacht.
Ihr Auge flackert noch, als ohne Sinn,
denn den der fremden, dunklen Macht,
die drunten in der Tiefe wohnt…

 

 

 

 

dato che nessuno aveva mai stroncato Approssimazioni…

…ho deciso di farlo io, su invito di Alessandro Canzian, per Laboratori di poesia.

Approssimazioni è la prima silloge interamente a mio nome che io abbia mai pubblicato. Non la prima che ho scritto, perché il mio primo libro è uscito in realtà qualche anno dopo (questo però è un altro discorso): piuttosto, il primo libro di una certa consistenza tutto mio, se si escludono un paio di plaquette.
Lo scrissi fra il 2011 e il 2013 e lo pubblicai, per i tipi di Pietre Vive Editore, nel 2014, a trentanove anni: un esordio tardivo.
Se dico ciò, non è per tediarvi con i casi miei, ma perché, dopo quattro anni dall’uscita, posso considerare ormai quel testo come opera non più mia, ma di un altro, e quindi guardarlo con l’oggettività che deriva dal distacco. In realtà, considero tutti i miei libri come opere postume perché, quando arrivo a pubblicarli, essi testimoniano la chiusura di un percorso; tuttavia il discorso vale soprattutto per questo, e le ragioni le spiegherò tra breve.
Questo pezzo mi è stato richiesto come una (auto)stroncatura. Ora, ho scritto libri peggiori di Approssimazioni, libri dei quali potrei indicare senza troppa fatica i punti deboli. Questo invece (lo dico senza falsa modestia) credo possa occupare un suo posto nel vasto e magmatico panorama della poesia italiana d’oggi: non un capolavoro, ma un titolo con una sua dignità.
E allora, perché proprio questo? E perché stroncarlo? Perché, semplicemente, se dovessi scrivere un altro libro di poesia – e proprio non so se lo farò – Approssimazioni sarebbe il modello negativo, l’hic sunt leones…”

[…continua su Laboratori Poesia]

 

questions & answers

La domanda è se la poesia
possa calmare i nervi schiarire lo sguardo
farmi percepire in maniera più nitida
aiutarmi a rispondere con pacatezza
se possa mitigare l’angoscia
aumentare l’empatia
insomma rendermi un uomo migliore
qualunque cosa ciò significhi.
E la risposta è no – non può.
Questa è l’ultima poesia che scrivo.