tre poesie di Angela Caccia

Sul dolore

Vicino e altrove
sospeso e senza forma
cadi su di me col suono
della neve

dovrò sostare nel tuo vuoto
per sgamarti

poi ti sfebbrerò sulle ginocchia
saremo amici
e ti darò un nome.

* * *

Stupori

Svegliarti
e accorgerti che
i passeri
già prima di te
la aspettavano

spazzati le cispe
della notte
tornano danzanti
i rami
ora quasi beffardi

eppure tremarono le ginestre
e qualcuno lanciò sassi
alle finestre ancora chiuse
dell’alba.

Si addensino pure le nuvole
carri di guerra alle frontiere

striscino dalle tane le bisce
che avvelenarono ieri

il bosco è tornato prato
e non c’è raggio
che non battezzi il giorno.

* * *

Le labbra al bello

Lasciami i tuoi occhi

vedrò il fiore minuto
e bianco tra le agavi
aprirò con le tue
le mie labbra al belo.

Dentro, la tua voce
ha fatto il nido sui rami
fogliosi di un noi

resto nel tuo sguardo
una pianura placida
un sogno senza scadenza

è in questa luce spersa
la tua assenza

l’ombra colma della stanza

sul pavimento cubi
castelli torri merli
e la mia cella.

(da “Il tocco abarico del dubbio”, Fara Editore, 2015)
qui una mia recensione del lbro

tre giorni in Carnia_reportage fotografico

 stazioni poetiche
 orizzonti
 si parla di poesia e traduzione
(con Alessandro Canzian e Andrea Sirotti)
 leggendo alla premiazione
(scappa da ridere…)
 dicendo qualcosa di assolutamente imprescindibile
(mentre tutti guardano altrove, imbarazzati)
 con l’amica Elena Zuccaccia
 “cioè, ma siete proprio sicuri?”
 il mio profilo peggiore
(ammesso che ce ne sia uno migliore)
 ascoltando Arnold de Voos
 
tramonto
(o era l’alba?)
 di passaggio per Udine
sempre Udine, piazza… vabbè, quella lì

l’artista

Sergio Pasquandrea:

testo di Elena Zuccaccia, anch’esso finalista al Premio Carducci in Carnia.

Originally posted on comebavadilumaca:

gli usuali aggettivi di possesso
con te io non li conosco
potrei al massimo azzardarmi ad
infilarmi nel plurale
confondendomi nel mucchio tra il
resto
allora potrei anche provare a dire
nostro
e accaparrarmi quanto di te rimane
:
brandelli di fegato
non certo di prima scelta
non opzionati da chi ha preferito tenersi
parti meno usurate
– il cuore, ad esempio, tra le più ambite
appare intatto
rivendibile come nuovo
mai usato


(Elena Zuccaccia)


(poesia finalista al Premio Carducci in Carnia ne Il Comune Rustico)

View original

finalista

Mio testo, finalista al Premio Carducci in Carnia.
(Che consiglio, per la qualità dei giurati, dei partecipanti e –
last but not least – dell’ospitalità. Giuro, in tre giorni sarò ingrassato di 5 o 6 chili…)

MBENZIRE

Certi vóte me n’addóne
ccusì de botte
ca tu nge sta.
Iè ccume quann’ive criature
ca te sunnève u papònne
e ce rapèvene l’occhie
e a vocca avvunite
pe caccià nu lùcchele.

(E mo cum’iè ca sta vacande a segge
mommò stèveme parlanne
ched’è sta scurie
stu priatòrie. )

Qua ndo vatte mmacande
a lenga ce sende
ca quache ccosa ce scocchie
si tu sta scruiète
stu ducióre.

CON IL PENSIERO // Certe volte me ne accorgo / così di colpo / che tu non ci sei. / È come quando eri bambina / che ti sognavi l’ uomo nero / e si aprivano gli occhi / e la bocca insieme / per gridare. // (E adesso come mai è vuota la sedia / proprio adesso stavamo parlando / che cos’è questo buio / questa tristezza? ) // Qui dove batte a vuoto / la lingua si sente / che qualcosa si disgiunge / sei tu questa staffilata / questa dolcezza.

(Se a qualcuno interessa, qui ci sono i testi vincitori e qui i giudizi della giuria su tutti i testi finalisti, compreso il mio.)

“Mbenzire/Col pensiero”
di Sergio Pasquandrea

Nel dialetto di San Severo di Foggia la descrizione di una scoperta che nell’evolversi del testo sa maturare da vuoto a dolcezza. Con grande efficacia.

ti guardo (ti scrivo)

Della tua luce nelle foto
filtra appena un alone
qualcosa di più (forse)
nei disegni. E poi nei versi
ci sono segni nascosti
che solo tu puoi decifrare.
Ti guardo (ti scrivo)
come da una finestra socchiusa
si indovinano i brusii
l’acciottolio lo scrocchio del pane
il dolce rumore della vita.